lunedì 9 novembre 2020

A Nuoro per non dare nessuna possibilità alle destre. Di Pier Franco Devias


 


 

Ho leggiucchiato qua e là polemiche legate alla nostra decisione di schierarci in linea antifascista per il ballottaggio. Bisognerebbe chiarire (o meglio ri-chiarire, visto che lo abbiamo già fatto) che si tratta di una decisione legata alla dinamica del ballottaggio. Ma andiamo con ordine. Come funziona il ballottaggio?

 

Il ballottaggio prevede che i due candidati più votati tornino al voto per decidere quale dei due sarà il sindaco. Non puoi scegliere una terza via, la terza via è l'astensione, e ciò ti pone nella condizione di accettare teoricamente, in maniera uguale, la vittoria dell'uno o dell'altro. Cioè tu puoi anche dire "io sono contro entrambi”, ma anche se tu sei convinto di ciò, in realtà stai dando ad entrambi il 50% delle probabilità di vincere. Perciò, paradossalmente, tu diventi per il 50% vantaggioso per uno, per il restante 50% vantaggioso per l'altro. Bene, chiarito questo – che è logica, non opinione - andiamo nello specifico.

 

Al primo turno a Nuoro non abbiamo sostenuto nessuno dei due sfidanti attuali, ma anzi li abbiamo avversati entrambi, costituendo una coalizione alternativa. Arrivati al ballottaggio ci siamo trovati davanti all'ipotesi di scegliere tra uno e l'altro. Da una parte uno il cui operato abbiamo criticato anche duramente, sotto vari aspetti, prima durante e dopo il voto; dall'altra uno che rappresenta partiti reazionari, conservatori, o di ispirazione fascista.

 

Quando, dopo diverse riunioni di militanti e candidati, abbiamo deciso in maniera radicalmente democratica cosa fare, è emersa la necessità di fare ad ogni costo fronte al fascismo dilagante. Perciò abbiamo deciso che sostenere il sindaco uscente era, in questo momento e date le condizioni imposte dal ballottaggio, l'unica via possibile.

Un commentatore facebookiano ha detto che la sinistra italiana per lui è destra. Bravo, a grandi linee condividiamo. Ma noi abbiamo costruito l'alternativa a quella sinistra. Siamo noi quelli che quell’alternativa l’hanno fatta nascere, l'hanno consolidata, fatta crescere e diventare forte. Non so se lui ha lavorato a costruire una alternativa, ma almeno oggi una alternativa esiste e se vuole la può sostenere: si chiama Liberu, e ha combattuto al primo turno.

 

Ma adesso non siamo più al primo turno, dove puoi scegliere quello che più ti piace, dove puoi sostenere la sinistra indipendentista per sfidare quella italiana. Adesso il discorso è un altro, e non puoi decidere tu le regole. Da una parte l'amministrazione che ci ha visto fortemente critici, ma a cui riconosciamo anche atti positivi come ad esempio lo Sprar, le unioni civili, il passaggio a gestione pubblica della raccolta dei rifiuti ecc.

 

Dall'altra uno scenario agghiacciante con alcuni che se diventassero assessori li immagino bene realizzare il sogno nel cassetto di sguinzagliare la polizia municipale a perseguitare ambulanti senegalesi, sostenere campagne antiabortiste, rispondere ossessivamente con "più polizia" a qualsiasi scenario di degrado o difficoltà sociale, privatizzare tutto ciò che è disumanamente possibile, tagliare fondi a tutto ciò che può servire a risolvere i problemi sociali alla radice (per risolverli col di cui sopra "più polizia") per investirli in modelli di sviluppo coloniali e/o in buzzurrate scioviniste ad ogni ricorrenza nazionalista...

 

Insomma la prima non ci rappresenta, la seconda è decisamente improponibile. La prima è un "misto di civico e sinistra italiana"; la seconda è la destra ultranazionalista italiana in persona.

Se scelgo, accetto una e ripudio l'altra. Se non scelgo, invece, lascio al "misto civico e sinistra italiana" il 50% di possibilità di vincere, e lascio alla destra ultranazionalista italiana l'altro 50% di possibilità di vincere. Cinquanta e cinquanta.

 

Io ho deciso di votare perché alla destra ultranazionalista italiana ho deciso di dare lo zero per cento di possibilità di vincere e governare Nuoro. Ma se tu le vuoi dare il 50% di possibilità di vincere, sei liberissimo di farlo... ti basta non fare nulla.

 

Pier Franco Devias

 

 

venerdì 6 novembre 2020

Scontro Regioni-Governo Speranza: proteste assurde.


 


 

Sono le Regioni a fornire i dati su cui poggia il monitoraggio relativo all'andamento della situazione epidemiologica. E nella cabina di regia che elabora quei parametri ci sono tre rappresentanti indicati dalle stesse Regioni. Dunque «è surreale che alcuni governatori, anziché assumersi la loro parte di responsabilità, facciano finta di ignorare la gravità dei dati che riguardano i loro territori».

 Il ministro della Salute Roberto Speranza, dopo aver firmato l'ordinanza che inserisce le Regioni nelle zone rossa e arancione, stoppa la rivolta dei presidenti e passa al contrattacco. Sostenuto da tutto il governo e dagli scienziati. Lo scontro non è destinato a spegnersi nell'immediato: i governatori insistono chiedendo una verifica o minacciando, lo fa il presidente facente funzioni della Calabria Nino Spirlì, di impugnare il provvedimento.

 Non solo: nelle prossime ore arriveranno i nuovi dati - domani - relativi alla settimana 26 ottobre-1 novembre e non è affatto escluso che chi oggi si trova nella zona gialla possa finire in quelle dove sono previste maggiori restrizioni: a rischio ci sono almeno la Campania, la Liguria, il Veneto, la Toscana.

 Il nodo su cui si sta consumando lo scontro è formalmente tecnico ma in realtà è politico: la maggior parte delle Regioni continua a chiedere misure nazionali e il governo insiste sulla necessità di intervenire a livello locale. Per mettere in campo interventi che servano davvero a contenere il contagio laddove è più diffuso, ha detto ieri il premier Giuseppe Conte, e che non penalizzino e ulteriormente chi è in una situazione migliore di altri. Le misure graduate per ogni regione, conferma il Commissario per l'emergenza Domenico Arcuri, «anticipano il rischio ed evitano fin quando possibile il lockdown generalizzato».

 L'attacco delle Regioni, partito subito dopo la conferenza stampa del premier, è andato avanti a testa bassa tutto il giorno, in un clima teso anche in Conferenza Stato-Regioni e spalleggiato da tutta l'opposizione: non a caso Matteo Salvini è stato il primo a parlare. Attilio Fontana ha saputo del lockdown della Lombardia, dice, «con un messaggino mentre Conte era in televisione. E poi parlano di collaborazione».

 Uno dopo l'altro, i governatori hanno invocato «chiarezza», criticato la mancanza di un criterio di «valutazione oggettivo», accusato l'esecutivo di aver fatto scelte su dati vecchi. «Non ho ancora capito come e perché il governo abbia deciso di usare misure così diverse per situazioni in fondo molto simili», attacca il presidente del Piemonte Alberto Cirio, chiedendo una verifica. «Chiarezza» chiede anche l'altro governatore "rosso", il valdostano Erik Lavevaz mentre Spirlì annuncia di voler impugnare l'ordinanza: «non meritiamo l'isolamento». Anche le Regioni arancioni non ci stanno. «Siamo su "Scherzi a parte"», denuncia Musumeci.

 Accuse contro le quali il governo fa quadrato, con Conte che ripete l'invito a «non perdere il senso di unità nazionale». Dalle regioni arriva uno «spettacolo indecoroso», sono invece le parole del ministro degli Esteri Luigi di Maio che porta alla luce quello che in molti, anche tra i tecnici, cominciano a pensare sia il vero problema, il titolo V della Costituzione.

 «A fine pandemia questo scontro inaccettabile imporrà di semplificare e riorganizzare lo Stato». Dal blog 5S ricordano invece ai governatori che «non si sono voluti assumere le responsabilità e ora si lamentano delle chiusure». Ma sono gli scienziati a replicare nel dettaglio alla critiche. È vero che i dati risalgono a dieci giorni fa, conferma il presidente dell'Iss Silvio Brusaferro. Ma questo è «inevitabile» perché c'è un «tempo necessario per stabilizzare» i dati. Che, in ogni caso, «sono condivisi e validati da 24 settimane con le Regioni». Come dire, erano buoni prima, sono buoni anche adesso.

 

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Federico Marini

marini.federico70@gmail.com

skype: federico1970ca

 

Articolo tratto dall’Unione Sarda 06.11.2020

10 novembre. Corso online di Comunicazione.


 


Evento organizzato da Cagliari. Corsi di Comunicazione
Martedì 10 novembre dalle ore 17:00 alle ore 19:00
 
Cagliari. CORSO online di COMUNICAZIONE
Comunicazione significa letteralmente “mettere in comune”. Ciò che viene messo in comune nella comunicazione non sono beni materiali ma “messaggi” che esprimono intenzioni, sensazioni, pensieri, sentimenti, informazioni.
In qualunque sfera della vita gli uomini si trovino ad interagire, è indispensabile che siano in grado di comunicare. Di fatto, in qualsiasi caso e a qualsiasi livello, la comunicazione è l’unica attività che le persone condividono...
La comunicazione è uno strumento efficace che, se utilizzato in modo consapevole, saprà aiutarci a gestire ogni tipo di situazione, da quella più semplice alla più complessa.
Da qui la necessità di un corso, per dare il meglio di sè in ogni occasione della vita personale e professionale; un invito nell’affascinante mondo della comunicazione...
 
Il docente fornirà delle conoscenze comunicative, organizzative, tecnico-operative e teorico-pratiche.
Il corso ONLINE di 30 ore, proposto dalla associazione La Matita di Cagliari, si articola in un appuntamento alla settimana, il martedì, dalle 17 00 alle 19 00 o il giovedì, dalle 19 30 alle 21 30.
Ogni corso dura 30 ore, una volta la settimana, costo 170 euro, attestato e dispensa inclusa nel prezzo. Per poter acquisire l'attestato è indispensabile aver frequentato almeno il 70% delle ore di lezione.
 
PROGRAMMA
I MODULO: LA COMUNICAZIONE IN GENERALE
Presentazione del Corso. Valutazione delle aspettative e livelli di partenza dei corsisti. Introduzione alla comunicazione. Il significato del ‘comunicare’. Differenze tra parlare e comunicare. Le funzioni della comunicazione. La comunicazione interpersonale. Simulazioni.
II MODULO: LA FORMAZIONE DEL PROCESSO COMUNICATIVO
Cos’è il processo comunicativo e come funziona. I codici comunicativi. I canali comunicativi. La circolarità comunicativa. I filtri comunicativi. I disturbi nella comunicazione. Il silenzio. Analisi dei vari tipi di silenzio. Simulazioni.
 
III MODULO: LA COMUNICAZIONE EFFICACE
I presupposti di una comunicazione efficace. Fattori che facilitano la comunicazione. L’importanza dell’ascolto. L’ascolto: le competenze logiche e psico-relazionali. L’ascolto empatico. Fattori facilitanti ed ostacolanti. La relazione. Le funzioni di vari tipi di comunicazione. Simulazioni.
 
IV MODULO: LINGUAGGIO VERBALE; NON VERBALE E PARAVERBALE
Differenze tra i diversi tipi di linguaggi comunicativi: verbale, non verbale e paraverbale. Analisi dei comportamenti. L’importanza dell’immagine. La prossemica: la distanza intima, personale, sociale e pubblica. Diagramma di Edward T. Hall. Sistema cinesico. La Scuola di Palo Alto. L’aptica. Aspetti culturali ed etnici dei diversi tipi di linguaggio. Simulazioni.
 
SI RILASCIA ATTESTATO DI PARTECIPAZIONE
(con un massimo del 30% di assenze sul totale delle ore).
 
Docente
Il corso di Comunicazione è tenuto dalla dott.ssa Donatella D'Addante, sociologa, giornalista freelance, membro della Free Lance International Press, ha collaborato, tra gli altri, con il giornale online www.acagliari.it e www.latestata.info, il quotidiano “Il Corsivo” di Cagliari ed è stata corrispondente per la Sardegna del quotidiano “Il Tempo” di Roma. Practitioner in P.N.L. (Programmazione Neuro Linguistica), si occupa da diversi anni anche di Comunicazione Efficace. Inoltre svolge attività di insegnamento in corsi di comunicazione e P.N.L., giornalismo e scrittura creativa.
 
Per informazioni ed iscrizioni:
Tel. 347 7800047

 

 

giovedì 5 novembre 2020

L'isola inserita tra le regioni meno a rischio ma coprifuoco dalle 22 alle 5.


 

Non più verde, ma gialla. Non più dall'alba di oggi, ma fra 24 ore e fino al 3 dicembre. Però la sostanza non cambierà: in Sardegna i divieti saranno molto più leggeri rispetto a quelli imposti dal governo Conte alle regioni arancioni, ad esempio Sicilia e Puglia, e ancora meno se messi a confronto con il nuovo lockdown in Lombardia e Piemonte. Ma da domani cosa potranno fare e non fare i sardi? Ecco le novità.

 Coprifuoco. Come in tutte le regioni, il blocco scatterà dalle 22 fino alle 5. In quelle ore, tutti dovranno stare a casa e potranno uscire solo per motivi di lavoro e urgenza. Se bloccati dalle forze dell'ordine, dovranno autocertificare il perché dello spostamento. Il modulo sarà lo stesso utilizzato nelle ultime settimane della precedente serrata nazionale.

 Scuole. La didattica a distanza sarà totale negli istituti superiori e nelle università. Addio, quindi, al 75 per cento di queste settimane. È prevista una sola eccezione: lezioni in presenza, sempre e solo in piccoli gruppi, nelle ore di laboratorio. Rimarranno aperti asili, scuole per l'infanzia, Elementari e Medie. Però dai sei anni in su gli alunni dovranno indossare le mascherine anche in classe.

 Bar e ristoranti. Il nuovo Dpcm non ha modificato le regole previste dal precedente decreto: serrande abbassate alle 18 ma fino alle 22 sarà possibile l'asporto anche se nulla, dai cibi alle bevande, potrà essere consumato davanti ai locali. Sempre ammesse le consegne a domicilio.

 Saranno possibili, le aperture domenicali, ma ogni giorno all'ingresso dovrà essere affisso il numero di posti disponibili. Massimo 4 persone ai tavoli, distanziati comunque di un metro. Mascherina obbligatoria all'interno del locale.

 Spostamenti e trasporti. Dalle 5 del mattino alle 22, in Sardegna, saranno sempre possibili gli spostamenti da un Comune all'altro. Per bus e treni la capienza scenderà dall'80 al 50 per cento dei posti. Per quanto riguarda aerei e traghetti, i viaggi dovranno avere per forza una di queste motivazioni: lavoro, studio e salute. I passeggeri in arrivo dovranno, come in passato, registrarsi nella piattaforma «Sardegna sicura», essere autorizzati dalla Protezione civile regionale e avranno l'obbligo della quarantena volontaria.

 Per quelli in partenza verso Roma non dovrebbero esserci prescrizioni particolari almeno fino a quando Sardegna e Lazio rimarranno entrambe regioni gialle. Sarà molto più complicato viaggiare verso Milano (la Lombardia è zona rossa) e molto dipenderà da quali regole saranno stabilite per gli aeroporti di Linate, Malpensa e Bergamo. C'è un'ultima clausola: il governatore potrà isolare dal resto della regione i Comuni in cui siano accertati focolai presenti per almeno sette giorni. In questo caso, quei territori diventeranno zone rosse da cui sarà vietato entrare e uscire.

 Movida e micro zone chiuse. Il coprifuoco alle 22 impedirà qualunque tipo di assembramento. Con la possibilità, lasciata ai sindaci, di chiudere però del tutto strade e piazze a rischio. Dalle 18 in poi, vietato consumare cibi e bevande in giro. Supermarket e centri commerciali. Per i primi l'unica limitazione sarà - testuale - «dilazionare gli ingressi» e quindi evitare affollamenti nelle corsie e alle casse. I centri commerciali, invece, rimarranno chiusi nei prefestivi, compreso il sabato, e la domenica. Nei fine settimana potranno aprire solo market, farmacie, parafarmacie, edicole e tabaccherie presenti all'interno delle stesse città mercato.

 Parrucchieri e simili. Nessuna limitazione è prevista per saloni e centri estetici: potranno continuare a rimanere aperti comunque nel pieno rispetto dei protocolli di sicurezza. Serrande abbassate tutto il giorno per centri benessere e termali. Teatri e palestre. La chiusura continuerà a essere totale per teatri, cinema, palestre, piscine, discoteche e sale giochi. Azzerati convegni e congressi. Revocata la concessione di aprire gli stadi a mille spettatori per le partite della Serie A di calcio.

 

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Federico Marini

marini.federico70@gmail.com

skype: federico1970ca

di Umberto Aime

 

Articolo tratto da la “Nuova Sardegna” del 05.11.2020

La tradizione del rito dei defunti in Sardegna. Di Giovanni Maria - Mimmia Fresu


 

Cara maestra, sono certo che neppure quest’anno hai raccontato alle tue alunne/i che il culto dei defunti, in Sardegna, risale all’epoca nuragica, 3.600 anni fa. Maimone, ad esempio, era una divinità protosarda, appartenente al culto della pioggia e raffigurata con sembianze demoniache: nome e fattezze della maschera dei Mamuthones traggono origine da questa divinità, declassata a demone dall’avvento della Cristianità. In Sardegna, la tradizione del rito dei defunti, secondo autorevoli studiosi, è riportata su testi già dal 1.100 d.c., su cui è scritto che nella notte tra ottobre e novembre il mondo dei vivi e quello dei morti entrano in contatto, notte in cui le anime dei defunti possono tornare tra noi.

 

Cara maestra, i bambini sardi, già in quell’epoca, ma in molte parti dell’isola si fa ancora oggi, vestiti con indumenti sdruciti, più spesso con una tunica bianca, alcuni con il cappuccio bianco e una sacca di tela in spalla, con in mano una zucca intagliata a raffigurare un cranio (sa conc’e mortu) bussano alle porte e quando sentono chiedere, chi è, rispondono, il termine varia secondo il territorio: pro su bene de sas animas; is animeddas; su mortu mortu; is panixeddas, su prugadorio. Allora ricevono dolci tradizionali, melagrane e frutta secca, qualche moneta e caramelle.

 

Poi la notte tra l’uno e il 2 novembre, dopo la cena si lascia la tavola imbandita, tolti solo coltelli e forchette, per evitare, si dice, che le anime dei defunti restino impigliate mentre visitano quelle tavole. Un rituale di origini pagane che si integra con quello Cristiano del 2 novembre dal X secolo, in cui il gioco dei bambini contiene una forma di rispetto per i defunti e che gli adulti celebrano visitando le loro tombe.

 

Halloween, che ha origini celtiche, per molti aspetti presenta tratti analoghi con la tradizione sarda, anche se le due culture sembra non siano mai entrate in contatto, è poi sbarcata oltre oceano intorno al XVI secolo. Halloween, cara maestra, estraneo persino al Samhain celtico, ha tratti esoterici, persino satanici, i cui costumi sono più adatti al Sabba delle streghe che al ricordo dei defunti.

 

Sotto forma di carnevale autunnale è arrivata qui da noi da una ventina d’anni, infatti quasi nessun testo enciclopedico contemplava il termine fino a qualche decennio fa. So per certo, cara maestra, che queste cose da me succintamente esposte, alle tue alunne/i non le hai mai raccontate. Lo so perché ieri ti ho vista a spasso, vestita di nero, issata su un tacco 12, fasciata in una calzamaglia e gonnellino sexy, e in testa un cappello a falde larghe; per mano tenevi la tua giustificazione, presumo: la tua bambina vestita da diavoletto.

 

Cara maestra, festeggia Halloween se ti piace, ma alla tua bimba e alle alunne/i, racconta pure che quando in Sardegna, per la ricorrenza dei morti, i bambini uscivano in strada con le zucche come lanterne, dovevano trascorrere ancora 350 anni prima che Cristoforo Colombo scoprisse l’America.

 

Giovanni Maria - Mimmia Fresu

martedì 3 novembre 2020

Contagi, sfondata quota 10mila Una vittima, crescono i ricoveri


 


In una settimana i positivi in Sardegna sono aumentati del 24,7%, e l'incidenza ogni 100mila abitanti è di 131.98. Con i 324 nuovi casi rilevati ieri dall'Unità di crisi, il numero complessivo dei contagi accertati sale a quota 10.154. C'è un'altra vittima, la numero 235, è un uomo di 58 anni dell'Oristanese.

 L'esperto. «Nei fine settimana c'è sempre una flessione, ma il numero inferiore di casi rispetto ai giorni precedenti non deve purtroppo trarre in inganno: la curva continuerà a salire», avverte l'epidemiologo Giovanni Sotgiu, componente del Comitato tecnico-scientifico regionale. «Se non blocchiamo immediatamente tutte le condizioni che amplificano la circolazione dell'infezione, ci troveremo sempre a rincorrere il virus e la situazione si aggraverà ulteriormente».

 I driver. Dunque - spiega il professore - «è necessario identificare i driver , e fare interventi chirurgici, non colpire in maniera indiscriminata, ma precisa, a partire dai territori. Sappiamo perfettamente dove stanno i rischi, e lo riscontriamo anche dagli studi internazionali e da ciò che accade negli altri Paesi, nelle scuole, nei trasporti pubblici, ovunque ci siano assembramenti. Non è pensabile che oggi accada che in un paese della Sardegna debbano intervenire i carabinieri per mettere a fine a una messa dove c'erano troppe persone. Perché le palestre sono state chiuse e le chiese no?».

 Il report Nell'ultimo bollettino si registrano 324 nuovi casi, 232 rilevati con attività di screening e 92 da sospetto diagnostico. La situazione più critica è sempre nella provincia di Sassari, con 149 nuovi contagi. In totale sono stati eseguiti 273.941 tamponi con un incremento di 3.367 test. Sono 339 i ricoverati in ospedale (+3 rispetto al dato di domenica), resta invariato il numero dei pazienti in terapia intensiva: 43. Le persone in isolamento domiciliare sono 6.271. Il dato progressivo dei casi positivi comprende 3.200 (+48) pazienti guariti, più altri 66 guariti clinicamente.

 Il monitoraggio. In base all'analisi settimanale fatta da Altems (Alta scuola di economia e management dei sistemi sanitari) nell'Isola - come è naturale - insieme con la curva dei contagi cresce quella dei ricoveri (sono 20,98 su 100mila residenti), se calcolati sul totale dei positivi sono il 6,76% (erano 6,19% tre settimane fa) e la saturazione delle terapie intensive ha toccato il 20,57% (la prima soglia d'allarme è 30%). Il tasso settimanale di tamponi eseguiti resta tra i più bassi d'Italia: sono 11,16 per mille abitanti (la media nazionale è di 16,45).

 In Italia. Diminuiscono i contagi in Italia per il solito «effetto weekend»: sono 22.253 (il giorno prima 29.907), ma con oltre 47 mila tamponi in meno. I pazienti ricoverati con sintomi sono 19.840 (+938), quelli gravi in terapia intensiva 2.022 (+83). Un numero così elevato era stato registrato il 17 marzo (erano 2.060, con la curva in salita) e al 26 aprile (2.009, con la curva in discesa). La regione più colpita resta la Lombardia (con 5.278 casi, 200mila totali), seguita dalla Campania (+2.861), dalla Toscana (+2.009) e dal Piemonte (+2.003). In rapida crescita anche le infezioni in Sicilia, con 1.024 nuovi positivi in un solo giorno. (cr. co.)

 

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Federico Marini

marini.federico70@gmail.com

skype: federico1970ca

 

Articolo tratto da L’Unione Sarda del 03.Novembre 2020

lunedì 2 novembre 2020

«Abbiamo un arretrato spaventoso in tutte le sale operatorie dell'Isola»«Non si muore solo di Covid».



Ora sono i medici a lanciare l'allarme, spiegando che «la situazione è drammatica», l'impatto della pandemia sul funzionamento del sistema sanitario è stato devastante. «Da metà marzo a metà ottobre in Sardegna le Chirurgie di tutti gli ospedali pubblici non hanno fatto oltre 3.700 interventi, il 40% circa delle operazioni sono saltate», spiega Gianluigi Luridiana, consigliere nazionale dell'Acoi - l'Associazione chirurghi ospedalieri – chirurgo all'Oncologico di Cagliari, in Senologia. «Abbiamo fatto un sondaggio, sia a livello nazionale che regionale, sono emersi dati sconvolgenti, e la situazione sta di nuovo peggiorando».

Cosa dice l'analisi? «Che c'è stato un calo complessivo nei reparti di chirurgia generale, e anche la chirurgia oncologica, che formalmente non è stata mai interrotta, di fatto è stata sconvolta, con un allungamento dei tempi d'attesa. Ci sono pazienti col tumore alla mammella accertato che devono aspettare due mesi per l'operazione».

 Cosa comporta tutto questo sulle patologie meno gravi?«Prendiamo ad esempio la colecistectomia, che ora di fatto nell'Isola praticamente non si fa a meno che non ci sia un'infezione in atto: se non trattata potrà diventare una pancreatite, si complicherà, richiederà interventi più invasivi, aumenteranno i rischi per gli esiti».

Il quadro è spaventoso in tutta Italia.«Sì, ma noi abbiamo avuto una prima ondata abbastanza soft, non avremmo dovuto fermare tutto, non avevamo gli ospedali pieni di malati Covid. Invece per tre mesi si sono operate solo le urgenze e i tumori. Poi siamo riusciti a ripartire un minimo, non siamo mai tornati alla normalità, e adesso stiamo di nuovo rallentando o chiudendo».

 Qual è il problema maggiore?«Mancano anestesisti, lo stiamo denunciando da dieci anni e non si è fatto nulla. In più, nella prima fase molti sono stati dirottati versole terapie intensive Covid, e sta succedendo di nuovo. Il SantissimaTrinità ha l'attività chirurgica bloccata, all'Aou di Sassari hannotolto specializzandi e li hanno mandati nei reparti Covid. Anche per ichirurghi stesso discorso. Al Marino non c'è più Chirurgia, il repartosta ospitando Ortopedia, che è stato spostato dal Santissima Trinitàper recuperare altri posti letto Covid».

 Cos'altro? «La gente si stava riavvicinando pian piano agli ospedali, adesso temiamo un'altra la fuga. Da poco mi ha chiamato il medico di base di un paese, aveva tre pazienti col tumore al seno a casa da febbraio che non volevano venire da noi: avevano più paura del Covid che del cancro».

 Anche i medici hanno paura? «Bé, ci sono quelli con patologie pregresse che non si vogliono esporre. Alcuni sono andati a lavorare nel privato. Molti si sono ammalati, ci sono reparti decimati, con operatori positivi e in isolamento, uno dei due medici morti in Sardegna di Covid, il professor Marco Spissu, era un chirurgo che si è infettato durante un'operazione».

 Cosa si può fare?«Bisogna tenere una netta separazione tra ospedali Covid e non Covid, creare zone sicure, mantenere tutta la diagnostica territoriale. Bisogna preservare in ogni modo gli hub chirurgici, anche con il personale, che non può essere portato via per incrementare l'organico Covid. Al Brotzu, all'Aou di Cagliari, a Nuoro, all'Aou di Sassari i motori delle Chirurgie bisogna tenerli accesi».

 

Cristina Cossu

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Federico Marini
marini.federico70@gmail.com
skype: federico1970ca
 
Articolo tratto da “L’Unione sarda” del 02.11.2020