giovedì 27 agosto 2020

La necessità di costruire servizi universali e di qualità per l’infanzia. Di Elisabetta Piccolotti.


 


Arrivano le prime indiscrezioni sull’assegno unico per le famiglie, un assegno universale modulato sull’Isee, che verrà erogato a tutti coloro che hanno a carico dei figli e che sostituisce circa 8 tra bonus e detrazioni. Pare che l’operazione costi complessivamente circa 22 miliardi, di cui 1,9 sono riduzioni di imposte che prima pagavano i datori di lavoro.

 Lo dico sottovoce: non sarebbe meglio riflettere su come utilizzare almeno una parte di queste risorse per costruire servizi universali e di qualità per l’infanzia?

 Solo per fare degli esempi, tra le cose più urgenti:

- asili nido pubblici gratuiti per tutti nell’intera penisola,

- eliminazione definitiva delle classi pollaio,

- tempo pieno per tutti coloro che ne facciano richiesta

- scuole di musica e corsi sportivi pomeridiani gratuiti, finanziati dai comuni, anche e sopratutto per quei bimbi le cui famiglie hanno un reddito basso.

- sostegno alla genitorialità, e più personale specializzato nei tribunali e nei servizi sociali dedicato al sostegno dei bimbi che vivono in famiglie difficili, in condizione di grave povertà educativa o materiale.

 Chissà quanta parte di quei 22 miliardi annui finirà davvero nella difesa dei diritti e del futuro dei bambini. L’idea che per migliorare la vita dei bimbi sia necessario erogare assegni agli adulti non mi ha mai convinta. Sopratutto se lo Stato che eroga gli assegni non è capace a monte di garantire i servizi con la qualità e la quantità che servono per prendersi cura davvero di ogni singolo bimbo e ogni singola bimba di questo paese

 

Elisabetta Piccolotti

 

martedì 25 agosto 2020

28 Agosto. Il Leone imbrigliato.

 


Evento organizzato da Contemporary - Festival Arte d'Avanguardia

Venerdì dalle ore 18:30 alle ore 20:00

 

Evento Online

 

Venerdì 28 agosto, alle 18:30, nel il giardino dell’Ex-Montegranatico a Donori (CA), sarà presentato il libro Il leone imbrigliato, di Maurizio Coccia, edito da Castelvecchi nel 2019.
Il testo indaga il rapporto fra i tre principali protagonisti dell’arte contemporanea: artisti, istituzioni, pubblico.


Si discutono i pionieri della pratica risalendo nei decenni sino al principio del nuovo secolo, quando entrano in gioco strategie alternative e prendono slancio nuove pratiche curatoriali più accentratrici e performative. Insieme all’autore, ne discuterà Roberto Loddo de Il Manifesto Sardo.

L’iniziativa si offre anche come presentazione dell’edizione 2021 di Contemporary - Festival di Arte e avanguardia, di cui saranno anticipati i lineamenti principali e le attività connesse.
È prevista anche una diretta disponibile sulle pagina Facebook del manifesto sardo del Contemporary Festival D’Arte D’Avanguardia. Contemporary - Festival di Arte e Avanguardia è una manifestazione biennale, della durata di tre giorni, che si tiene a Donori (CA), a fine estate.


Nasce da un’idea di Roberto Follesa che, dal 2015, è affiancato nella direzione artistica da Maurizio Coccia.
Silvia Schirru, Roberto Loddo, Pietro e Paolo Marchi completano il gruppo.
Ogni nuova edizione conferma e consolida la sua originaria vocazione internazionale.

Mancu abba in broca. Di Liberu – Lìberos Rispetados Uguales

 


La crisi legata alla mancanza di acqua a Nuoro e Mamoiada per la rottura della condotta di Janna ‘e Ferru è solo l'ultima prova dell'inaffidabilità e dell'inefficienza del gestore Abbanoa. Un poltronificio utile ai partiti unionisti di centrodestra e centrosinistra, che in questi anni non hanno fatto altro che piazzare i propri uomini all'interno dei posti chiave, trascurando lo scopo principale: l'approvvigionamento idrico dei cittadini sardi.


Condotte colabrodo e in materiali pericolosi per la salute dei cittadini (si pensi che la condotta incriminata è in cemento-amianto), nessun reale piano di sostituzione e ammodernamento della rete ma solo interventi per tamponare eventuali guasti.


Nel pieno di una pandemia globale, con i cittadini già provati da mesi di isolamento e di chiusura delle attività economiche, a cavallo di un ponte di ferragosto tra i più torridi degli ultimi anni, i cittadini si trovano a dover fare la fila fin dalle prime ore del mattino per avere qualche decina di litri d'acqua per i bisogni essenziali.
Quello che sta succedendo è indegno di una società che vuole considerarsi civile. Sono questi i problemi che fanno emergere le contraddizioni che ci mostrano che l'apparenza del nostro vivere da "occidentali" si frantuma in pochi attimi davanti a problemi reali che una politica incapace, di centrodestra così come di centrosinistra, ha semplicemente messo sotto il tappeto per decenni.

 

Il soddisfacimento di un bisogno elementare come l’accesso all’acqua potabile non può essere affidato a una società che, a fronte di stipendi esorbitanti per i suoi dirigenti, si dimostra incapace di pianificare il rinnovo periodico della sua rete di distribuzione, vivendo di emergenza e tirando a campare. Crediamo che sia venuto il momento di mettere in discussione in ogni sede possibile l’attuale dipendenza di Abbanoa dall’influenza dei grandi partiti: non è più rinviabile una radicale riforma che ponga al centro della società la competenza e l’ottimizzazione delle risorse e non la lottizzazione politica.

 

In chiusura intendiamo esprimere la solidarietà alla protezione civile comunale, impegnata con le numerose richieste di acqua da parte delle persone più fragili, e alle squadre di emergenza attualmente impegnate nella riparazione delle tubature. I lavoratori sono costretti a operare a temperature proibitive e sotto ferragosto, scontando col loro sacrificio l’incompetenza e il lassismo di una classe dirigente che oggi più che mai si dimostra inadatta e incompatibile con gli interessi dei cittadini.

 

Liberu – Lìberos Rispetados Uguales

#Liberu

 

lunedì 24 agosto 2020

(24 Agosto 1929) al Cairo nasce Yasser Arafat.

 

"Se ci tenete tanto a dare una patria agli ebrei, dategli la vostra: avete un mucchio di terra in Europa, in America. Non pretendete di dargli la nostra. Su questa terra noi ci abbiamo vissuto per secoli e secoli, non la cederemo per pagare i vostri debiti." (Yasser Arafat)

 

(24 Agosto 1929) al Cairo nasce Yasser Arafat. La data e il luogo della sua nascita non sono mai stati confermati con certezza. Il suo certificato di nascita, depositato all'università del Cairo, attesta che nacque al Cairo (Egitto) il 24 agosto 1929. È proprio nella capitale egiziana che svolge gli studi universitari in ingegneria. Sposati gli ideali della causa palestinese fonda Al Fatah il primo movimento per la liberazione della Palestina (alcuni storici del movimento palestinese fanno risalire il fatto al 1959). A questa causa dedicherà tutta la vita. In Giordania e poi in Libano si batte per preservare i campi profughi e farne il centro delle milizie che lotteranno per la creazione di uno Stato indipendente palestinese.

 

Nel 1969 diventa capo dell’OLP, Organizzazione per la Liberazione della Palestina,e nel 1988 riconosce ad Algeri lo Stato d'Israele. Inizia così un cammino complesso che lo porta a siglare gli accordi di Oslo del 1993. Questi, entro cinque anni, prevedono l'autogoverno per i palestinesi della Cisgiordania e della striscia di Gaza. Nel 1994 riceve, insieme ai leader israeliani Shimon Peres e Yitzhak Rabin, il Premio Nobel per la Pace per l'opera svolta ai fini della pacificazione del Medio Oriente.

 

Nel dicembre del 2000 tuttavia, in seguito ad una visita di Ariel Sharon alla spianata della Moschea al-Aqsa - considerata per fini puramente provocatoria dagli osservatori internazionali - lo scontro tra israeliani e palestinesi si riaccende con rinnovata violenza in quella che prende il nome di Seconda Intifada. Essa rappresenta la fine degli sforzi per modificare e rendere efficace l'apparato di governo rappresentato dall'Autorità nazionale palestinese, tanto che vi è chi l'ha letta come un modo dell'anziano leader di riprendere il controllo dinanzi a spinte centrifughe.

 

Anche la sua morte rimane un momento oscuro: alcuni sostengono fosse affetto da Aids, nonostante famiglia e sostenitori abbiano sempre negato. Da anni malato, peggiorò gravemente durante i giorni in cui le forze di sicurezza israeliane lo tennero in isolamento, accusandolo di aver appoggiato alcuni attacchi terroristici. Nell’ottobre del 2004 fu ricoverato a Parigi, dove morì l’11 novembre dello stesso anno, senza alcuna autopsia. Solo nel 2012 la vedova, Suha Tawil, presentò un esposto in Francia, sostenendo che il marito non fosse deceduto per cause naturali.

 

In Svizzera, un istituto di indagini sulla radioattività rivelò di aver trovato tracce di polonio sugli effetti personali di Arafat, e il sospetto di avvelenamento fu rafforzato anche dopo la riesumazione della salma tre anni dopo: fu riscontrato un innaturale alto livello di polonio radioattivo nelle costole e nel bacino del leader. Contro le conclusioni delle ricerche svolte in Svizzera si pongono i risultati di russi e francesi: un’agenzia federale russa stabilì che non c’erano tracce di avvelenamento radioattivo nella salma e che il leader sarebbe morto per cause naturali; il polonio avrebbe dovuto infatti contaminare anche le persone che vivevano a stretto contatto con lui.

 

Anche i francesi smentirono l’ipotesi di avvelenamento: Arafat morì per una grave infezione, rilevatasi letale a causa dell’età. Il caso della morte di Arafat resta ancora aperto, così come aperto è ancora il progetto per cui il leader palestinese lottò tutta la vita: nonostante il riconoscimento formale da parte di molti Paesi sia aumentato, l’indipendenza e l’autodeterminazione per il popolo palestinese è ancora una lunga strada da percorrere


 

Opinioni politiche e macchina del fango. Di Lucia Chessa.

 


Cresce tra i sostenitori del Si al referendum sul taglio dei parlamentari, l’abitudine a tacciare da poltronari coloro che si schierano per il NO. Non fai in tempo ad accennare un argomento, ad impostare un ragionamento, a sollevare un’obiezione sulla schiforma costituzionale che taglia il parlamento invece che le indennità dei parlamentari, che diventi sedutastante portatore di qualche interesse basso, se non tuo di un tuo amico, di qualche aspirazione disonesta e malcelata che, sotto sotto, ti fa tramare contro gli interessi della gente.

E quindi si organizzano gli eserciti di moralizzatori, di invasati custodi del bene comune perché tu che voti NO, come ha detto il ministro Di Maio, sei establishment, cioè appartenente ad un gruppo di potere che ha un interesse losco a conservare lo status quo.

Praticamente lui che siede al governo cambiando poltrona da un ministero all’altro, che è stato capo-politico, come amava definire sé stesso, lui il cui ministero spende 700.000 euro all’anno di suoi consulenti, segretari, collaboratori alla Casalino, in aggiunta ai normali organici dei palazzi ministeriali. Ecco lui deve venire a dire a me che voto NO che sono establishment.

A me che non sono nessuno, che milito in un partito che vive esclusivamente autofinanziato dai suoi iscritti, che dopo il secondo mandato da sindaco ho rifiutato con caparbietà la terza ricandidatura, che non sto aspettando lui ad insegnarmi cosa è honestà-honestà anzi potrei fargli qualche lezione (a lui e ai suoi) su come si amministrano e si tutelano i beni comuni.

Ascù ma ti ghiras ca ses unu nudda?

 

Di Lucia Chessa

 

domenica 23 agosto 2020

Future presentazioni de “Carlo Felice e i tiranni sabaudi” di Francesco Casula.

 


150 presentazioni di “Carlo Felice e i tiranni sabaudi” entro il 2020? Il maledetto COVID-19 per circa 6 mesi ha impedito la presentazione di “Carlo Felice e i tiranni sabaudi”. Fortunatamente siamo riusciti, per un pelo, nella presentazione (la centotrentesima) a Roma (Biblioteca del senato) il 21 febbraio scorso, proprio prima dell’inizio della maledetta pandemia.

 

Abbiamo ripreso solo il 5 agosto (131esima) a Teulada e l’11 (132esima) a Sant’Anna Arresi. Il 25 saremo a Santa Teresa di Gallura. Per settembre sono state già definite le presentazioni a Seneghe il 3, a Arzana il 5 e a Barisardo il 18.

 

Sono in corso di programmazione e definizione presentazioni a Paulilatino, Escalaplano, Bonorva, Nurachi, Ales, Sassari, Nuoro, Cagliari, Orgosolo. Ma anche in Italia: per ottobre è prevista una presentazione a Colleferro (Roma).

 

L’obiettivo è quello di raggiungere 150 presentazioni entro il 2020. Per proseguire poi nel 2021: i Comuni sardi sono ben 377: duncas, dobbiamo continuare, ancora non ne abbiamo fatto neppure la metà! Il 29 agosto inoltre ci sarà a Cagliari (ore 19, Palazzo regio) la rappresentazione teatrale “Processo alla statua di Carlo Felice” con la regia del bravissimo Gianluca Medas e con me nella veste dell’accusatore delle malefatte del tiranno sabaudo, che da re come da vicerè fu sanguinario, famelico e ottuso.

 

Ha scritto su di lui Pietro Martini (peraltro filo monarchico e filo sabaudo): “Era alieno dalle lettere e da ogni attività che gli ingombrasse la mente”. Insomma un perfetto imbecille!

 

Francesco Casula

Saggista, storico della letteratura sarda

 autore del libro, tra gli altri, de “Carlo Felice e i tiranni sabaudi

 

venerdì 21 agosto 2020

E’ arrivato il conto. Di Liberu

 


 

Non era difficile immaginare, da tempo c’erano le avvisaglie e con un po’ di buonsenso si sarebbe potuto prevedere tutto ciò. I nostri documenti che già ad aprile prevedevano il disastro e proponevano risposte, sono stati costantemente ignorati dalla politica regionale e censurati dai principali mezzi di informazione. Ora da più parti si tenta la santificazione di Solinas che, secondo la vulgata, non sarebbe stato ascoltato quando chiedeva controlli sanitari per venire in Sardegna. Il che è sicuramente vero e gli fa onore.


Ma è anche vero, ridimensionando un po’ le cose, che Solinas ha tenuto duro fino a maggio, con la bassa stagione, chiedendo controlli sanitari severi ma senza proporre niente di concreto. Il primo giugno poi, con una clamorosa retromarcia, dichiarava: "Per venire in Sardegna dal 3 giugno è sufficiente fare una prenotazione, e noi invitiamo tutti i turisti a prenotare perché l'Isola intende accoglierli a braccia aperte", piegandosi a decisioni romane che riducevano i controlli a una sostanziale buona volontà. Dopodiché la situazione è andata progressivamente degenerando, con una miriade di arrivi senza alcun controllo sanitario, né alla partenza né all’arrivo.


Nel mese di luglio, assieme all’assessore al turismo, lo stesso Solinas che prima era paladino dei controlli sanitari rigidi, arrivò ad indignarsi per l’applicazione della legge che vietò l’arrivo di turisti dagli USA, lamentando che si trattava di un “viaggio di lavoro”. Il classico viaggio di lavoro estivo con appresso due bambini piccoli. Parlò di grave danno d’immagine per la Sardegna: non si riferiva al fatto che dal posto più contagioso del mondo fossero arrivati turisti, ma che non si volesse infrangere la legge in loro favore.
Nel corso della stagione, a tutti i livelli, è diminuito anche il numero di tamponi giornalieri, forse per evitare di spaventare i vacanzieri si è voluta cinicamente seguire la dottrina di Donald Trump: “Se non facessimo test avremmo pochissimi casi”.


In questo quadro, mentre migliaia di turisti vanno e vengono dai luoghi più contagiosi del mondo, nei giorni scorsi Solinas non ha trovato di meglio che segnalare il pericolo contagio… da parte dei migranti! A questa vergognosa condotta da scaricabarile incallito, fa eco l’atteggiamento – a dir poco ignobile – dei media italiani che in questi giorni presentano la Sardegna come focolaio del virus. Giusto per ricordare che quando inizia la caccia al nero, prima o poi anche tu sarai il nero per qualcuno.

 

A questo punto sarebbe giusto chiedersi se la proposta di Liberu, fatta già ad aprile, non fosse la migliore risposta. Una misura che puntava alla massima apertura delle attività, delle sagre, dei concerti e delle feste che tanto benessere portano alla Sardegna, da ottenere con una chiusura regolata e razionata all’entrata esterna. Proponevamo che si evitassero arrivi di massa disordinati, permettendo alcune migliaia di rientri quotidiani di Sardi e di turisti in maniera controllata, anche considerando che già in piena quarantena entravano in Sardegna oltre un migliaio di persone ogni giorno. Sarebbe stato un ingresso non massivo e sicuro, che avrebbe salvaguardato tutti

.

Il presidente Federalberghi Sardegna nei giorni scorsi ha dichiarato che il suo settore ha perso circa il 75%. Pur di accontentare gli albergatori però sono state cancellate feste e sagre, con gravissimo danno per centinaia di paesi, mentre ristoratori e baristi anche della zone interne sono stati messi in croce da misure di emergenza dovute all’apertura massima per un turismo minimo. Adesso in Italia agitano l’immaginario dell’infetto che viene dalla Sardegna, mentre da noi andranno in fumo anche prossime iniziative importanti come Cortes Apertas e le tante feste autunnali, con milioni di euro di danno per quelle famose zone interne che non si dovrebbero spopolare.

 

Una situazione disastrosa che rende ancor più urgente la necessità di una nuova classe politica, capace di difendere gli interessi generali del popolo sardo davanti alle lobby e al potere romano.

 

Liberu – Lìberos Rispetados Uguales
#Liberu