mercoledì 21 ottobre 2020

Uccidiamo il mostro delle persone informate. Di Roberto Loddo


 


Leggo quotidianamente riflessioni strampalate da persone "informate sui fatti" sul possibile vaccino, sull'utilizzo delle mascherine, sull'efficacia delle strategie governative di contenimento al virus e sui reali numeri del contagio. Leggo queste cose consapevole che la situazione dei contagi e della capacità di contenimento delle terapie intensive è sempre più grave e alcuni amici a cui tengo molto hanno rischiato la loro vita.

Il filo che connette tutti questi ragionamenti sembra essere quello di considerare la verità scientifica una questione di secondaria importanza. Tutto ciò che proviene dai canali del ministero della salute, dal comitato tecnico scientifico dall'Organizzazione Mondiale della Sanità viene percepito solo sulla base di emozioni e di conseguenza vengono prodotte dichiarazioni che sono la sintesi delle ultime fake news di personaggi non in linea con la comunità scientifica.

Stiamo assistendo a qualcosa di veramente enorme e pericoloso, la crisi tra fatti oggettivi e reali e verità percepita. Purtroppo non ci sono solo coloro che fanno folklore nei siti antiscientifici nelle piazze terrapiattiste. C'è Trump nel Paese più importante del mondo, e in Italia c'è il primo partito nei sondaggi con buona parte della destra populista e intollerante che utilizza le false informazioni sul virus come strumento di costruzione del consenso.

Persone normali. Non complottiste. Uomini e donne, giovani e adulti, giornalisti, politici e persino medici che si sono fatti contaminare da una società sempre più mediatizzata. Persone normali e colte che hanno un buon livello di istruzione e che hanno deciso di informarsi solo attraverso il web, le catene di whatsapp e messenger. Un meccanismo perverso che di fatto ha messo nello stesso piano orizzontale di confronto l’autorevolezza del pensiero scientifico con l’opinione di fantomatici esperti di ogni cosa e che hanno reso equivalenti i fatti con le opinioni di chiunque passi per caso nello schermo di una TV o nella pagina di un giornale.

La vera sfida che abbiamo di fronte è liberarci di questo mostro che rende le persone "informate" e che continua ad alimentare i flussi ininterrotti di informazioni false e non verificate. Dobbiamo liberarci al più presto di tutti coloro che da posizioni di responsabilità politica, medica e giornalistica contaminano lo spazio del dibattito pubblico con informazioni e azioni completamente prive di una analisi effettiva sulla veridicità dei fatti reali.

Uccidiamo allora questo mostro che impedisce alle cittadine e ai cittadini la possibilità di creare una chiara visione dei fatti con argomenti razionali.

Roberto Loddo

martedì 20 ottobre 2020

Posti letto agli sgoccioli nell'Isola. In campo anche Ghilarza e i privati


 


I posti letto Covid liberi sono agli sgoccioli, 45 in degenza ordinaria e 9 in terapia intensiva. E fa paura il fatto che sia diventato praticamente impossibile tracciare i contagi e ricostruire le catene dei contatti, perché non c'è personale sufficiente, perché troppa gente sottovaluta il rischio e mente, perché la app Immuni non sta funzionando.

 Ieri l'assessore alla Sanità Mario Nieddu ha convocato i responsabili degli ospedali sardi per fare il punto sull'emergenza. «La situazione è preoccupante», dice, «stiamo facendo tutto ciò che è in nostro potere per far fronte all'epidemia, ma devo dire ancora una volta che il sistema non si può dilatare, la gente deve essere responsabile, rispettare le regole, adottare tutte le misure necessarie per frenare il contagio, perché se i numeri continuano a salire, non ci saranno strutture che tengano».

 Intanto l'assessore ha avvisato che «tutti i pronto soccorso si facciano carico dei pazienti sospetti che arrivano: devono fare il tampone, la diagnosi ed eventualmente somministrare le prime terapie. Le persone con la febbre non possono essere inviate tutti preventivamente al Santissima Trinità, ognuno si organizzi con una zona grigia e contribuisca a gestire i nuovi casi».

 Il piano progressivo. «La riunione con i direttori sanitari è stata proficua», dice Nieddu. «Abbiamo fatto il punto e siamo pronti a procedere con la seconda fase». Nuovi posti al Santissima Trinità di Cagliari, a Sassari e a Nuoro (dentro il San Francesco e nell'ospedale da campo che «sarà montato in una settimana»). Poi entrerà in scena Ghilarza, dove i ricoverati attuali saranno trasferiti a Bosa e la struttura diventerà tutta Covid, con 40 posti letto di degenza ordinaria. Ancora, tra i privati, il Policlinico Sassarese è partito e oggi ricomincerà anche il Mater Olbia.

 Intanto i consiglieri comunali di Pd, Progetto Comune e Sinistra per Cagliari, lanciano un appello al sindaco Paolo Truzzu «per far aprire il Binaghi come ospedale Covid, come risulta nel piano strategico per l'attivazione progressiva di strutture di area critica approvato a marzo dalla Giunta regionale. Non c'è più tempo da perdere».

 Il San Martino. L'ospedale di Oristano è in pieno caos. Dopo la decisione sulla riapertura del reparto Covid, al San Martino ci si sta organizzando tra mille difficoltà: i pazienti positivi verranno ospitati nelle vecchie sale operatorie e dovranno essere i medici di Medicina (già in grossa sofferenza) a farsene carico. Inoltre i posti letto di Medicina verranno ridotti per fare spazio ai 12 posti letto Covid. E i pazienti che necessitano di un ricovero in Medicina (almeno quelli non gravi) saranno trasferiti a Bosa. I sindacati, col segretario provinciale Cimo Giampiero Sulis, denunciano che «si vuole aprire un reparto senza che sia stato individuato il personale». Inoltre il reparto Covid dovrebbe essere aperto al primo piano dell'ala nuova dell'ospedale, dove adesso c'è la Chirurgia, che sarà trasferita al sesto piano (dove ora ci sono gli spogliatoi e non ci sono più arredi).

 L'isolamento. A Sassari sono stati attivati una serie di posti letto (e altri ne arriveranno prossimamente) per ospitare i pazienti guariti clinicamente, che non hanno più bisogno di ospedalizzazione, «e che ancora», spiega una nota, «non hanno trovato una collocazione nelle strutture territoriali pubbliche o private, nelle proprie abitazioni o negli hotel Covid». La manifestazione di interesse per gli albergatori scade oggi, si spera che questa volta (dopo i diversi flop dell'operazione) gli imprenditori partecipino.

 I medici. Altro grave handicap è la mancanza di risorse umane. Im sindacati lo ripetono da tempo: mancano 2000 specialisti. E mentre si attendono da troppo tempo i concorsi, Nieddu fa sapere di aver dato mandato all'Ats di predisporre un bando per assumere medici non ancora specializzati. «Finalmente possiamo sbloccare questo passaggio, nell'Isola abbiamo circa 500 laureati che possono essere chiamati, li recluteremo, se serve anche tutti, a tempo determinato e con ogni tipologia contrattuale. E prima di tutto saranno inseriti nei servizi di igiene pubblica e prevenzione, un settore dove siamo in enorme difficoltà per la mancanza di personale».

 

Cristina Cossu (ha collaborato Valeria Pinna)

 

lunedì 19 ottobre 2020

Stretta su movida e sport Conte: ristoro ai danneggiati


 


 Si stringe ancora un po' sulla movida, si cerca di salvare la scuola in presenza. E si apre alla possibilità di piccole zone rosse nei centri urbani, a discrezione dei sindaci. Il decreto firmato ieri da Giuseppe Conte (e illustrato in tv come nei tempi della prima esplosione del coronavirus) non contiene novità clamorose. Ma segna un altro giro di vite nella speranza di non dover arrivare a un secondo lockdown.

«La strategia non può essere la stessa della primavera scorsa», spiega Conte nella conferenza stampa serale, ma senza azzardarsi a escludere misure più severe: «Sulle ferie natalizie non faccio previsioni», dice.

 Crescita continua dei casi. Prudenza inevitabile, nel giorno in cui viene nuovamente battuto il record di contagi nelle 24 ore: sono 11.705, con un aumento di 780 rispetto al giorno precedente. E questo a fronte circa 20mila tamponi in meno rispetto al giorno prima. Si registrano anche più decessi, 69 rispetto ai 47 di sabato. Tra le regioni più in sofferenza la Lombardia, che si avvicina ai 3mila contagi, poi Piemonte (+1.123), Campania (+1.376) e Lazio (+1.198). È in questo quadro che si completa il lungo confronto tra il Governo e le Regioni sulle nuove restrizioni. Conte sceglie proporzionalità e prudenza, e resiste alle spinte di alcuni ministri che gli chiedevano da subito chiusure più incisive.

 Che cosa cambia. Tutti i tipi di locali pubblici (bar, pub, ristoranti e così via) potranno aprire dalle 5 alle 24, ma solo se è prevista la consumazione ai tavoli; quelli con sola consumazione al banco dovranno chiudere alle 18. Si fermerà a mezzanotte anche chi fa asporto; nessun limite invece per le consegne a domicilio, e neppure per le ristorazioni speciali come quelle negli ospedali e negli aeroporti, e gli autogrill nelle autostrade.

 Nei ristoranti comunque non ci potranno essere più di sei persone in ogni tavolo, e all'esterno dovrà essere affisso il numero massimo di clienti ammessi. Sale giochi, sale scommesse e Bingo dovranno chiudere alle 21. Ulteriori limitazioni potranno essere disposte dai sindaci, con la chiusura dalle 21 delle vie e delle piazze nei centri urbani in cui si possono creare assembramenti (garantendo ovviamente il passaggio per i residenti e per i casi di necessità). Il Comune di Roma starebbe già valutando eventuali restrizioni nelle zone della movida nel fine settimana.

 Si incrementa il ricorso allo smart working, e nella Pubblica amministrazione le riunioni dovranno svolgersi tutte a distanza salvo casi eccezionali. Vietate sagre e fiere locali, non le manifestazioni fieristiche di carattere nazionale e internazionale. Congressi e convegni possono svolgersi solo a distanza, a meno che si adottino protocolli antivirus validati dal Comitato scientifico. Confermato lo stop agli sport di contatto a livello amatoriale, arrivano limiti anche per l'attività sportiva dilettantistica di base, le scuole e l'attività formativa di avviamento relative agli sport di contatto: sono tutte consentite solo in forma individuale e non sono consentite gare e competizioni. Resta da verificare esattamente quali saranno i campionati in corso che dovranno fermarsi.

 Cartellino giallo per palestre e piscine: Conte concede una settimana perché tutti si adeguino ai protocolli stabiliti per prevenire i contagi, annunciando già da ora la chiusura generalizzata se i controlli accerteranno il mancato rispetto (anch'esso generalizzato) delle norme.

 La promessa «Sappiamo che stiamo imponendo sacrifici economici ad alcune categorie», dice Conte: «C'è l'impegno del Governo per ristorare i danni». Il premier però ha anche ricordato che, rispetto a marzo, quando mancavano mascherine, tamponi e posti negli ospedali, ora «abbiamo raddoppiato i posti nelle terapie intensive e sub-intensive, abbiamo 34mila unità in più nel personale sanitario, e siamo l'unico Paese che ogni giorno distribuisce una mascherina gratis a tutti gli studenti». La situazione è critica, conclude il premier: «Il Governo c'è, ma spetta a ciascuno di noi fare la sua parte». Per non vedere un Natale in lockdown.

 

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Federico Marini

marini.federico70@gmail.com

skype: federico1970ca

Articolo tratto da l’Unione Sarda del 19 Ottobre 2020

domenica 18 ottobre 2020

Domenica 8 Novembre: Ajò in pullman: Sardegna in Miniatura e Santuario Santa Vittoria


 


Evento organizzato da Ajò in pullman

Domenica 8 novembre 2020 dalle ore 09:30 alle 19:00

Parco Sardegna in Miniatura

Biglietti

ajoinpullman.it/sardegna-in-miniatura-e-santuario-nuragico-di-santa-vittoria

2 gite in 1: Parco Sardegna in miniatura e Santuario nuragico di Santa Vittoria! La nostra visita sarà una full immersion all’interno del Parco, con le ricostruzioni dei Dinosauri e dell’Era Glaciale, la visita guidata al Planetario più importante e tecnologico della Sardegna e al Parco Natura con la sua foresta pluviale e il tunnel-acquario, e giri in trenino e barchetta attorno al parco Sardegna in miniatura …e tanto, tanto altro!


Terminate tutte queste meraviglie, dopo il pranzo (al sacco o a pagamento presso il ristorante del parco), nel pomeriggio risaliremo in pullman direzione Santuario nuragico di Santa Vittoria, per una visita guidata in una delle aree archeologiche più importanti e longeve dell’Isola, da santuario nuragico a chiesa bizantina, sospeso fra mistero dei riti religiosi e vita quotidiana della Sardegna preistorica, nello splendido quadro naturalistico della Giara di Serri.

Misure di sicurezza: l’attività sarà svolta nel pieno rispetto delle norme anticovid attualmente vigenti; ognuno dovrà essere munito di mascherina chirurgica (non potremo accettare partecipanti privi di mascherina); consigliato igienizzante mani. Confidiamo in voi per una gita in totale sicurezza e tanto divertimento!

PROGRAMMA
– partenza domenica 8 novembre da Cagliari (piazza dei Centomila, parcheggi ex Hotel Mediterraneo) h9.30
– rientro a Cagliari previsto per le h19.00 circa
Possibili fermate speciali: CORTE DEL SOLE, MONASTIR, SERRENTI (come funziona? -> www.ajoinpullman.it/-id-12)

QUOTA
43€ fino al 2 novembre (dopo 48€) (pullman/ingressi parco e santuario/guide)
bambini: 3-11 anni 33€ – 0-2 anni gratuito (in braccio ai genitori)
Sciogli i dubbi, evita di pagare di più all’ultimo momento!

PRENOTAZIONI E PAGAMENTI
www.ajoinpullman.it

INFO (anche WhatsApp)
328/9053599 Nicola - 347/2594854 Enrico
ajoinpullmana@gmail.com - www.ajoinpullman.it
Gruppo (Ajò in pullman (gruppo interattivo)

 - Pagina (Ajò in pullman)


Attività rivolte esclusivamente ai nostri soci, perciò diventa socio!
L’evento è condizionato al raggiungimento di un numero minimo di partecipanti
Ajò in pullman è per il 5×1000 ad A.S.T.A.F.O.S., casa d’accoglienza per bimbi affetti da tumori

 

venerdì 16 ottobre 2020

Domenica 1 Novembre Gita al Nuraghe Arrubiu e Parco Su Motti – Orroli


 


Organizza l’associazione culturale “Emozionatamente”

Nuraghe Arrubiu – Orroli

Ore 8:30 Partenza piazzale dei centomila.

Domenica 1 novembre 2020 dalle ore 08:30 alle 19:00 Al mattino visita al nuraghe Arrubiu, pranzo al ristorante Antichi Ovili e al pomeriggio raduno al Parco Su Motti per salutare il tramonto con i tamburi sciamanici

giovedì 15 ottobre 2020

Nieddu: fase difficile Ma è scontro in aula. L'assessore: siamo nel momento più delicato, colpa del ciclone ferragostano

 

Il fuso orario isolano ha fatto le bizze persino nella stagione più maledetta, quella del Covid. Perché se sulla terraferma l'emergenza è esplosa nella prima fase, lockdown compreso, in Sardegna ha cominciato a mostrare i denti dall'inizio della seconda ondata nazionale. «Per noi è questo il momento più delicato», ha detto l'assessore alla sanità, Mario Nieddu, in Consiglio regionale durante il confronto – è stato feroce - fra la maggioranza di centrodestra e le opposizioni sulla gestione della pandemia versione autunno-inverno.

 

A sostegno del suo censimento, Nieddu ha portato i numeri: da marzo, in Sardegna, a fronte di 5.417 positivi, ben 3.927, quasi il 65 per cento, sono stati accertati da agosto a metà ottobre. È stata colpa del ciclone ferragostano, ha denunciato, confermando che «da allora in poi la circolazione del virus non ha conosciuto più confini neanche nella nostra regione».

 

Ma se è davvero questa la fase più delicata - oggi su 255 posti letto Covid disponibili, sono 198 quelli occupati – la minoranza ha affiliato ancora più le armi. Eugenio Lai di Liberi e Uguali, relatore della requisitoria, l'ha detto: «Invece di subire l'annunciata seconda ondata, la Giunta avrebbe dovuto mettere i sardi al sicuro. Ha preferito ordinanze folli e farlocche. Non siamo qui per fare allarmismo o terrorismo, la verità è che siamo tutti molto preoccupati». Per poi alzare i toni: «Tutto vi sta sfuggendo di mano.

Oggi gli ospedali Covid sono al collasso e i posti letto al limite della capienza. L'assistenza territoriale è nel caos, lo sapete bene, anche se l'assessore scarica le colpe sui sindaci. Mai una mea culpa».

 

Lo scontro. Attacco e difesa si sono accapigliati, con furore, per sette ore di fila. Hanno dato fuoco alle polveriere con 14 artificieri a testa fra interventi e battibecchi. Alla fine l'atto d'accusa del centrosinistra, firmato da Pd, Leu e Progressisti, e dei 5 Stelle è stato bocciato (21 a 29), mentre la maggioranza ha approvato quest'invito che può essere riassunto così: «Quanto fatto finora va bene, dobbiamo solo rafforzato».

 

Il centrosinistra. Tutti i consiglieri hanno puntato al bersaglio grosso. Massimo Zedda, Progressisti, ha esordito: «È sconcertante che nell'ultimo confronto fra Solinas e Conte i due abbiamo parlato di tutto meno che del Covid». Dagli stessi banchi Antonio Piu, Gianfranco Satta, Laura Caddeo, Maria Laura Orrù e Francesco Agus hanno denunciato: «La vostra cabina di comando non sta funzionando».

 

Il Pd ha suonato più volte la carica con Gianfranco Ganau, Rossella Pinna e Giuseppe Meloni: «Interi territori sono abbandonati al loro destino. Oltre alla sanità che fronteggia il Covid, a essere esplosa è anche quella ordinaria. Dovunque le liste d'attesa sono lunghissime». I 5 Stelle, con Roberto Li Gioi, Desirè Manca e Michele Ciusa, hanno denunciato: «Basta con la bugia che tutto è sotto controllo. La realtà è zeppa di casi disperati».  Daniele Cocco, Leu, è ritornato sullo scontro fra Giunta e Comuni: «È pazzesco che il conto più salato lo vogliate far pagare a chi combatte in prima linea».

 

Il centrodestra. Nonostante l'assenza del governatore Solinas, Nieddu ha tenuto testa agli attaccanti. «Non dico che siamo stati perfetti, ma abbiamo pronto un piano che porterà i posti Covid a 402 nell'evenienza peggiore. Ma ricordo che continuiamo ad avere il tasso di ospedalizzazione più basso in Italia, 5,6 per cento, e questo vuol dire che le 19 Unità territoriali, da potenziare, funzionano seppure tra molte difficoltà. Abbiamo pronti 21 milioni con cui azzereremo le liste d'attesa e bandito 62 concorsi per assumere medici e infermieri». Il resto della replica l'ha lasciato agli alleati. Fausto Piga, Nico Mundula e Francesco Mura di Fdi si sono alternati nel dire: «L'emergenza non va trasformata in inutile scontro politico».

 

Giorgio Oppi, Antonello Peru e Pietro Moro, Udc-Cambiamo, hanno aggiunto: «Diverse azioni straordinarie che avevamo in mente sono state bloccate da Roma». La Lega, con Annalisa Mele, Pierlugi Saiu, Michele Ennas e Dario Giagoni, ha fatto quadrato intorno all'assessore: «Diciamo no a una valanga di accuse ingenerose». Stefano Tunis, Sardegna 20.20, s'è detto convinto che con «il ritorno delle Asl la sanità sarà più vicina ai cittadini». Angelo Cocciu, Fi, ha denunciato che «d'estate sono state le altre regioni a mandarci al macero». Giovanni Satta e Franco Mula del Psd'Az hanno chiuso: «Con più soldi e più personale, usciremo dall'emergenza. Lo giuriamo».

 

di Umberto Aime

 

martedì 13 ottobre 2020

Il governo vara la stretta Stop a gite e feste private Restrizioni anche per lo Sport. Capienza dei palazzetti ridotta al 15 per cento


 


 Il Governo punta ad alzare l'asticella per la percentuale dei lavoratori della pubblica amministrazione con attività realizzabili da remoto dal 50% al 70%, un livello che potrebbe significare, secondo stime sindacali, mettere in smart working al massimo 500.000 persone. I sindacati continuano a chiedere di contrattualizzare il lavoro da remoto e di chiarire amministrazione per amministrazione, quali sono le attività che si possono fare da remoto e quelle che necessitano la presenza in ufficio.

 

Ci sono comunque moltissime attività che non possono essere fatte da casa a partire da quelle che riguardano la scuola dato che la didattica a settembre è ripresa in presenza (salvo rotazioni al liceo con la didattica a distanza e i casi di alunni o professori positivi) e la sanità ma anche tutto il comparto della sicurezza.

 

«Il Governo - afferma il numero uno della Uil, Pierpaolo Bombardieri - contrattualizzi lo smart working e favorisca il rientro dei lavoratori della Pubblica amministrazione al lavoro garantendo la sicurezza negli uffici»: Il Governo su questo tema, aggiunge, «è superficiale» perché non affronta il vero tema. «Noi siamo perché i

lavoratori rientrino tutti al lavoro, in piena sicurezza. I criteri della sicurezza devono essere quelli previsti per il lavoro privato».

 

Su 3,2 milioni di lavoratori pubblici ci sono 1,2 milioni nell'istruzione e nella ricerca, mentre 648.000 sono impegnati nella sanità e oltre 500.000 sono le forze armate. di Matteo Guidelli. Stop alle gite scolastiche e alle feste private, con una «forte raccomandazione» a limitare anche quelle in casa con più di sei persone. E ancora, stretta sulla movida e sui ricevimenti dopo le cerimonie e addio alle partite di calcetto e basket tra amici. Prendono forma le misure del governo per fronteggiare il rialzo dei contagi e nelle prossime ore il presidente del Consiglio Giuseppe Conte firmerà il nuovo Dpcm.

 

È stato lo stesso premier, assieme ai ministri degli Affari Regionali Francesco Boccia e della Salute Roberto Speranza ad illustrare i nuovi interventi alle Regioni dopo aver ribadito, a Taranto, le ratio seguita dal governo: interventi mirati ora per evitare in futuro misure più drastiche. «Escludo un lockdown nazionale» ma «se la curva dovesse continuare a salire si potrebbe pensare a dei lockdown circoscritti». Per evitare di richiudere tutto, però, bisogna agire subito. Ecco perché il Dpcm prevede comunque delle limitazioni che, come hanno ribadito più volte negli ultimi giorni fonti di governo vanno ad impattare direttamente sulla vita delle persone.

 

Uno dei punti più controversi riguarda le feste private. Nella bozza presentata alla Regioni il governo vieta quelle nei locali aperti al pubblico ma rivolge anche una forte raccomandazione per quelle nelle case private: se non si è conviventi non dovrebbero parteciparvi più di sei persone. È stato lo stesso Conte a spiegare che nell'esecutivo la riflessione «è ancora in atto» poiché alcuni ministri - Speranza su tutti - vorrebbero vietare anche quelle in casa forti del fatto che il 77% dei contagi avvengono in ambito familiare.

 

La bozza conferma invece le indiscrezioni che erano uscite in questi giorni per quanto riguarda matrimoni, comunioni, cresime e funerali: restano in vigore le regole dei protocolli già approvati per chiese e comuni ma viene messo un limite massimo di 30 persone per gli eventuali ricevimenti successivi. Confermato anche lo stop agli sport amatoriali di contatto. Significa niente più partite tra amici che non siano regolamentate. Il Dpcm salva infatti gli sport a livello dilettantistico: potranno cioè continuare a svolgere le attività tutte quelle società che abbiano adottato protocolli per limitare i contagi.

 

Una novità emersa nelle ultime ore riguarda la scuola: saranno vietate, finché la situazione non migliorerà, gite scolastiche, attività didattiche fuori sede e gemellaggi. Arriva anche la stretta annunciata sui luoghi di divertimento, per evitare assembramenti di giovani. Alle 21 scatterà dunque il «divieto di sosta» davanti a quei locali che non offrono posti a sedere mentre ristoranti, pub e locali che offrono servizio al tavolo dovranno chiudere a mezzanotte. Su questo punto alcuni governatori hanno puntato i piedi e lo stesso presidente dell'Anci Antonio Decaro ha chiesto di «lasciare i locali aperti» anche oltre la mezzanotte, «perché se uno sta seduto mantiene il distanziamento». In ogni caso aumenteranno i controlli con la circolare del Viminale che ha ribadito l'invito a sanzionare quei bar, pub e ristoranti che offrono le proprie sale per «attività danzanti».

 

Il Dpcm interviene poi sugli eventi sportivi. Non cambia nulla per gli stadi mentre la capienza dei palazzetti viene portata al 15%, ma non oltre i mille spettatori. Limite a 200 persone per cinema, teatri e sale da concerto, come restano i mille spettatori all'aperto. Il governo dovrebbe intervenire sullo smart working, per potenziarlo e portarlo nella P.a. al 60-70%, con un invito ad un rafforzamento anche nelle aziende private. Il trasporto pubblico locale è alla base della richiesta arrivata da alcuni governatori, a partire da Luca Zaia. Se ci sarà un intervento per ridurre la capienza di bus e metropolitane deve essere attivata la didattica a distanza per le scuole superiori.

 

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Federico Marini
marini.federico70@gmail.com
skype: federico1970ca

 Articoli tratti da "La Nuova Sardegna" del 13 Ottobre 2020