lunedì 7 dicembre 2020

Ricchezza materiale non significa civiltà. Di Pier Franco Devias.



La civiltà non si misura a suon di rivoluzioni tecnologiche, o dj famosi nelle discoteche, di resort extralusso o di turismo spaziale. Spesso, troppo spesso, i luoghi che tutti riteniamo esempio di civiltà sono fondati sulla tacita e consuetudinaria accettazione della barbarie, della sopraffazione, della diseguaglianza.

 Perché nella nostra putrescente "civiltà" occidentale siamo stati educati a considerare civile ciò che è materialmente progredito, non ciò che è umanamente evoluto. Il progresso è calibrato sulla funzionalità dell'oggetto, non sulla qualità della vita della persona. Perciò è facile imbattersi in situazioni paradossali, con una tecnologia d'avanguardia in una casa al cui interno vige una concezione sociale di stampo medievale.

 Un posto civile, anzi, un faro di civiltà, indipendentemente dalle condizioni economiche materiali, è quel posto dove - dopo un colpo di Stato filostatunitense costellato di massacri - il nuovo governo si pone, concretamente, l'obiettivo di costruire una società migliore, a partire dal campo d'azione dei suoi Ministeri.

 E sono queste le nazioni da prendere ad esempio per poter vivere in un mondo migliore, anche se non mandano ricchi turisti nello spazio e non hanno città del  divertimento nel deserto.

 Nella foto: Sabrina Orellana Cruz, donna indigena quechua, storica attivista della Confederazione Nazionale delle donne Campesine. Ministra boliviana della Cultura, della Decolonizzazione e della Depatriarcalizzazione.

Pier Franco Devias


sabato 5 dicembre 2020

Stop agli spostamenti tra regioni dal 21 dicembre al 6 gennaio, resta il coprifuoco e saranno impossibili anche i cenoni Il Natale dei divieti, festività blindate


 

La novità del nuovo Decreto del presidente del Consiglio (Dpcm) è il ritorno della scuola in presenza dal 7 gennaio, al 100% per il primo ciclo, al 75% per le superiori. Inizialmente nella bozza del provvedimento inviata alle Regioni era prevista ancora una Didattica a distanza (Dad) al 50% per i licei. La modifica, con l'aumento della quota delle lezioni in classe, è stata introdotta su sollecitazione della ministra dell'Istruzione Lucia Azzolina. Tramonta dunque l'ipotesi di un ritorno a scuola prima delle festività di Natale. Per il resto, ecco quali sono le altre principali misure del Dpcm che entrerà in vigore da oggi.

 

Spostamenti tra regioni. Sono vietati dal 21 dicembre al 6 gennaio, salvo i casi di lavoro, necessità e salute e per fare ritorno a residenza, domicilio o abitazione. Ci si potrà spostare da una regione all'altra quindi fino al 20 gennaio, tenendo conto delle attuali fasce di colore, il cui sistema viene mantenuto.

 

Spostamenti tra Comuni. Vietati a Natale, il 26 e a Capodanno, salvo i casi di lavoro, necessità e salute o il rientro a residenza, domicilio o abitazione. Seconda casa. Si può raggiungere se si trova nella stessa Regione, tranne che il 25 e 26 dicembre e il 1 gennaio, quando saranno vietati anche gli spostamenti al di fuori del proprio comune.

 

Shopping. Fino all'Epifania i negozi resteranno aperti tutti i giorni fino alle ore 21 per diluire la presenza di acquirenti in più ore della giornata. Per quanto riguarda, invece, i centri commerciali resteranno invece chiusi durante i fine settimana.

 

Ristoranti. Saranno sempre aperti a pranzo, anche a Natale, Santo Stefano, a Capodanno e alla Befana, ma al tavolo non potranno sedere più di quattro persone. Restano la consegna a domicilio e l'asporto fino alle 22. I bar e gli altri locali di somministrazione saranno aperti dalle 5 fino alle 18, ma questo solo nelle zone gialle.

 

Pranzo e cena di Natale. Il decreto raccomanda di festeggiare solo con familiari conviventi e non è stato indicato un numero massimo di commensali. Coprifuoco. Resta in vigore per tutte le festività il divieto di uscire senza giustificato motivo dalle 22 alle 5 del mattino seguente.

 

Capodanno. I divieti si fanno ancora più stringenti. Il 1 gennaio, infatti, il coprifuoco durerà fino alle 7 del mattino e non fino alle 5. Alberghi. Gli hotel potranno restare aperti, ma i ristoranti all'interno delle strutture saranno chiusi la sera di Capodanno. Sarà possibile trascorrere il veglione solo in camera, ordinando la cena.

 

Sci. Gli impianti sciistici resteranno chiusi fino al 6 gennaio. Gli amanti della neve potranno tornare a sciare dal 7. Crociere . I viaggi sulle navi da crociera sono sospesi dal 21 dicembre al 6 gennaio. Viaggi . Dopo un viaggio all'estero resta la quarantena di 14 giorni al ritorno, dai Paesi per i quali è prevista.

 

Messe. Le funzioni religiose della notte del 24 dicembre saranno svolte in orario da permettere ai fedeli di tornare a casa prima del coprifuoco. Inoltre verranno celebrate più messe a Natale per diluire la presenza di fedeli ed evitare assembramenti. Sport. Fino al 15 gennaio si potranno disputare solo incontri e gare di «alto livello». L'attività sportiva e motoria individuale resta permessa, mantenendo la distanza. Cinema e teatri . Resteranno chiusi per tutte le festività.

 

Luca Lavio 

 Articolo tratto da L’a Nuova Sardegna del 04 Dicembre 2020

 

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Federico Marini

marini.federico70@gmail.com

skype: federico1970ca

 

20 Dicembre. Trek al Monte Ortobene & Lollove experience


 


Evento organizzato da Orosei AdvenTours

Nuoro, ore 8:00

Pronti per un nuovo AdvenTour trekking al Monte Ortobene? 

Il legame tra il Monte Ortobene e i nuoresi, è una simbiosi che solo pochi posti posso vantare. La montagna racconta delle vicende e dei mestieri della Nuoro che oramai è solo un ricordo. Ma l’Ortobene non è solo un monte che racconta le vicende umane. Nonostante la forza presenza antropica infatti, vi è un mondo complesso, dove gli animali si nascondono nella vegetazione, che in alcuni luoghi è ricresciuta inestricabile.

Per ritrovare quella Nuoro arcaica, dovremmo spostarci nella sua frazione più famosa. Lollove, è quanto di più ancestrale si possa trovare in Sardegna. Ancorata al suo passato, con i ragazzi di Lollove Experience, ci immergeremo per un momento nel pieno del medioevo sardo.

Equipaggiamento:
- scarpe da trekking 
- abbigliamento comodo “a cipolla” 
- fotocamera 
- acqua (2,5 Lt) 
- pranzo al sacco   
- liquido disinfettante per le mani
- Mascherina

Specifiche tecniche:
- Km 11 c.a.
- Dislivello + 500
- escursione di media difficoltà

Escursione di media difficoltà per chi già pratica trekking, ma di difficoltà superiore per chi è inesperto. Il percorso è adatto a persone atletiche ed in buona forma fisica, che non abbiano problemi fisici o di salute.

Punti d’incontro:
- Ore 9:00 a Nuoro

Costi:
20 € a persona
10 € degustazione a Lollove

Tutte le escursioni rispettano le nuove Direttive Covid-19 dettate dall'AIGAE (Associazione Italiana Guide Ambientali Escursionistiche). A tal proposito, saranno fornite maggiori informazioni dall'organizzazione, in seguito alla prenotazione.

 

Per info e prenotazioni, anche whats-app:

Simone: +39 344 12 02 654

Emilio: +39 349 64 31 706

oroseiadventours@gmail.com

 

venerdì 4 dicembre 2020

L'Isola piange 9 morti In Italia sono 933, è la giornata peggiore.


 

 

Giornata nera per la Sardegna e per l'Italia. A poche ore dal nuovo decreto arriva l'ultimo bollettino Covid: l'Isola piange altre nove vittime, l'Italia arriva a quota 933 decessi; il record da inizio pandemia, che la ricolloca tra i Paesi più colpiti al mondo.

 

Tutti i parametri. Il miglioramento sperato non c'è stato. Nell'Isola, secondo i dati dell'Unità di crisi regionale, aumenta tutto: contagi, decessi e ricoveri. Si registrano 538 nuovi casi, 58 dei quali - precisa la Regione - diagnosticati il primo dicembre nella Città metropolitana di Cagliari ma inseriti nell'ultimo monitoraggio. Quest'ultima subisce il maggiore incremento (+151) che portano i casi complessivamente accertati a 4.779; 3.639 (+79) nel Sud Sardegna; 1.835 (+26) a Oristano; 4.240 (+112) a Nuoro e 8.385 (+170) a Sassari.

 

Si arriva così a un totale di 22.878 positivi accertati da inizio pandemia. Le vittime raggiungono quota 462, nove solo ieri. Si tratta di quattro donne e cinque uomini, con un'età compresa tra i 52 anni (una donna di Nulvi) e i 95; quattro residenti nel Sud Sardegna, due nella provincia di Sassari, altrettante nella Città metropolitana di Cagliari e una nella provincia di Oristano.

 

Il tutto a fronte di 4.744 test eseguiti in giornata, che portano a un totale di 384.979 tamponi eseguiti da inizio epidemia. Resta invariato il numero dei pazienti in terapia intensiva, cresce invece il carico nei reparti non intensivi degli ospedali sardi, che fanno registrare 16 nuovi ricoveri rispetto al bollettino di mercoledì. Dato che porta a 593 i pazienti attualmente ospedalizzati. Le persone in isolamento domiciliare sono 13.561; il dato progressivo dei casi positivi comprende 8.111 (+182) pazienti guariti più altri 85 guariti clinicamente.

 

«Possiamo contenerlo» Lasciato alle spalle il 27 marzo, con 969 morti in ventiquattro ore, l'Italia si trova a fare i conti con un nuovo terribile record: 993 decessi per Covid in una sola giornata. Il dato più alto di sempre. La sola Lombardia che piange 347 vittime. «Oggi c'è stato il numero quotidiano massimo di vittime dall'inizio dell'emergenza e risulta che un nostro concittadino ogni 36 è stato contagiato: sono numeri che fanno tremare e che non vanno dimenticati.

 

Ma la curva si sta congelando, il virus è ancora forte ma siamo in grado di contenerlo», commenta il commissario per l'emergenza, Domenico Arcuri. L'ultimo monitoraggio della Gimbe segnala l'aumento di decessi tra il 25 novembre e il 1° dicembre: 5.055 morti rispetto ai 4.842 di quella precedente, un incremento del 9,9 per cento.

 

I dati nazionali. Quasi tremila tamponi positivi in più: passano dai precedenti 20.709 agli attuali 23.225. Stabile al 10,02 per cento l'incidenza dei nuovi casi rispetto ai test delle scorse ventiquattro ore, secondo i numeri forniti dal ministero della Salute. Lombardia, Veneto e Campania si confermano le regioni con l'aumento maggiore di nuovi casi Covid, rispettivamente 3.751, 3.581 e 2.295. Seguono Piemonte (2.230), Lazio (1.769) e l'Emilia Romagna (1.766).

 

Gli attualmente positivi sono 759.982 (-1.248), i guariti e dimessi 846.809 (+23.474). Il totale dei casi è ora di1.664.829. Per la prima volta la tabella del ministero della Salute indica anche il numero di ingressi in Rianimazione: 217. Vanno ad aggiungersi ai dati degli altri reparti: in terapia intensiva sono 3.597, 19 meno di ieri. I ricoverati nei reparti ordinari sono 31.772, in calo di 682 rispetto al giorno precedente.

 

Sara Marci

 

 

Articolo tratto da L’Unione Sarda del 04 Dicembre 2020

 

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Federico Marini

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mercoledì 2 dicembre 2020

Il porto di Arbatax rischia la chiusura

«Salviamo il porto di Arbatax» Un corteo con centinaia di auto ha invaso il porto di Arbatax. Autorità politiche, sindacati e semplici cittadini uniti in una rivolta pacifica per sollevare il ponte levatoio davanti alla minaccia di chiusura dei collegamenti marittimi per la Penisola, dopo una continuità di 51 anni. Ieri sera, in occasione dell'ultimo viaggio del traghetto per Civitavecchia, una nutrita rappresentanza della popolazione ha manifestato all'esterno della banchina di levante in un sit-in promosso da un comitato spontaneo. Sul molo c'erano anche gli operatori portuali, una ventina circa, cioè quelli che rischiano di perdere il lavoro e di andare a irrobustire l'elenco dei disoccupati.

 Il vertice. In mattinata, numerosi esponenti politici hanno incrociato sguardi e posizioni tra i banchi della sala dell'ex Provincia. Un vertice straordinario per promuovere iniziative a tutela del porto di Arbatax a rischio desertificazione. È stata una riunione bipartisan, a cui hanno preso parte anche l'assessore regionale ai Trasporti, Giorgio Todde (Lega), ogliastrino di Girasole, e il consigliere regionale Pd, Salvatore Corrias. A oggi non c'è nessuna conferma sulla proroga della convenzione tra Tirrenia e ministero delle Infrastrutture in regime di continuità territoriale. Ma non è da escludere che la tratta di Arbatax, antieconomica in virtù della carenza di passeggeri, possa andare a bando.

 Preoccupazione sì, ma soprattutto è emersa la volontàdi azioni condivise e sinergiche per la risoluzione della vertenza. Èstato annunciato un documento unitario istituzionale che richieda alministero dei Trasporti la proroga, almeno fino all'autunno 2021,della tratta, e nel contempo la pubblicazione in tempi brevi e certidel bando di gara internazionale per il rinnovo della convenzione.

 Le voci. In sala, oltre a Todde e Corrias, erano presenti i sindaci di Tortolì e Lanusei, Massimo Cannas e Davide Burchi, i presidenti delle tre Unioni dei Comuni dell'Ogliastra Ivan Mameli, Gianluca Congiu e Mariano Carta, il sub commissario della Zona omogenea dell'Ogliastra, Tonino Mereu, il comandante del porto di Arbatax, Francesco Maria Frasconi, i segretari territoriali di Cgil, Cisl e Uil, Giacomo Pani, Michele Muggianu e Mario Arzu, e il vicepresidente di Confindustria Sardegna Centrale, Mimmo Lai. Per Todde è stato «un incontro molto costruttivo con l'espressione di una voce unanime del territorio che rivendica il diritto alla mobilità. Tutti uniti, al di là del colore politico, chiediamo che la Sardegna e in questo caso l'Ogliastra non vengano abbandonate. È emersa la linea di tutelare il territorio e abbiamo aperto un tavolo permanente per le vertenze dell'Ogliastra, un fatto che non ha precedenti».

 Linea condivisa. Nessuna bandiera di partito da sventolare, ma è necessaria una linea condivisa anche secondo Corrias: «Si deve far fronte comune, senza steccati e bandiere, con il solo intento di difendere l'Ogliastra e la Sardegna da chi vuole speculare ancora sulla nostra pelle, togliendoci il sacrosanto diritto alla mobilità. È urgente rinnovare la convenzione, pur di scongiurare il pericolo imminente di chiudere la tratta Cagliari-Arbatax-Civitavecchia, ma è necessario, subito, senza esitare un attimo di più, un bando per la continuità marittima, e individuare ogni modalità utile a garantire ai sardi le stesse opportunità e gli stessi diritti di tutti i cittadini italiani». Anche i sindacati alzano la voce: «Il nostro territorio e la nostra gente - ha detto Michele Muggianu, leader territoriale della Cisl – sono stanchi delle continue umiliazioni subite. Pretendiamo un nuovo bando per una vera continuità territoriale marittima».

Roberto Secci

Articolo tratto da La Nuova Sardegna del 02 Dicembre 2020

 

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Federico Marini

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martedì 1 dicembre 2020

06 dicembre. Il sentiero delle Aquile – Valle dei Tassi (Gairo Taquisara)


 


Evento organizzato da A Sea of Mountains ASD 

e Rosa Maria Dore

Gairo

 

Domenica dalle ore 8:00 alle ore 16:00

 

A Sea of Mountains ASD organizza con Rosa Maria Dore questo evento:

"Il Sentiero delle Aquile - Valle dei Tassi (GAIRO TAQUISARA)"

Max 15 partecipanti

 

ATTREZZATURA OBBLIGATORIA/CONSIGLIATA:


- Mascherina
- Scarpe da Trekking Alte
- Abbigliamento adatto alla stagione
- K-Way
- Cuffia e scaldacollo
- Cambio abbigliamento e scarpe a fine evento

Punto d'incontro:
📍 Area pic-nic di Taquisara - Strada Statale 198 di Seui e Lanusei, 08040
Gairo Taquisara (NU)
Ore 08:00

Difficoltà/Lunghezza Percorso:
14 km - 500 m di dislivello
E – Escursionisti

 

Percorso:
Nei tacchi d'Ogliastra si cela un percorso molto suggestivo: Il sentiero delle Aquile. Un gioiello molto bello dove ogni sito naturalistico,archeologico e storico-culturale presenta bellissime sorprese come i pinnetti di Is Tostonius.

 

Per Info e Prenotazioni:
Stefano 
➡️ Istruttore Fitwalking/Nordic Walking affiliato allo CSAIN
3451696792

 

La determinazione di Rosa Parks


 

“Rimase seduta a quel posto in nome dei soprusi accumulati giorno dopo giorno e della sconfinata aspirazione delle generazioni future.” Martin Luther King, ricordando il gesto compiuto da Rosa Parks)

 (01 Dicembre 1955) A Montgomery, in Alabama, l’afroamericana Rosa Parks (Tuskegee 1913 - Detroit 2005) si rifiuta di cedere il posto sull'autobus ad un uomo bianco. Rosa è arrestata e condannata per aver violato le leggi di segregazione razziale della città. Il gesto della donna innesca un boicottaggio dei mezzi pubblici che dura ben 381 giorni. La protesta, guidata da Martin Luther King, porta la Corte Suprema ad abolire le discriminazioni sugli autobus. Rosa Parks è considerata la madre del movimento dei diritti civili americani. Nella sua biografia scriverà: "Molti dissero che quel giorno non mi alzai perché ero stanca. Ma non è vero. Ero invece stanca di cedere."

 Negli Stati Uniti (soprattutto negli Stati del sud, quelli che durante la guerra civile avevano fatto parte della Confederazione) la segregazione razziale era un sistema rigido che teneva i neri separati dai bianchi tanto nei luoghi pubblici che sui mezzi di trasporto. Relegava i neri in scuole di livello inferiore, li escludeva da molte occupazioni e prevedeva salari più bassi. Soprattutto ogni stato elaborava stratagemmi legali per impedire ai neri di registrarsi per votare.

 Furono le cosiddette leggi Jim Crow dei singoli stati – emanate tra il 1876 e il 1965 – a creare di fatto la segregazione razziale su tutti i servizi pubblici, istituendo una posizione di “separati ma uguali” per i neri americani e per i membri di alcuni gruppi razziali diversi dai bianchi. Anche nell’esercito venne applicata la segregazione, che fu dichiarata incostituzionale dalla Corte Suprema nel 1954, con la sentenza Brown v. Board of Education. Ma le leggi Jim Crow furono abrogate soltanto dal Civil Rights Act del 1964 e dal Voting Rights Act del 1965.

La segregazione conteneva un paradosso: la legislazione del sud obbligava a mantenere ad uso dei neri una serie di spazi pubblici (chiese, associazioni ricreative) e quindi permetteva agli afroamericani di avere luoghi in cui potersi nascondere e organizzare all’insaputa dei bianchi, senza dover ricorrere a stratagemmi.

 Il 5 dicembre, giorno del processo, in un’affollata assemblea tenuta in una chiesa, fu Martin Luther King a rimarcare la reputazione di buona cittadina di Rosa Parks. Una rispettabilità inattaccabile, quella più compatibile con la definizione della femminilità nel dopoguerra, in cui la maggior parte degli afroamericani tentavano di aderire ai valori della società dominante per ritagliarsi uno spazio personale e professionale anche nel mondo segregato del sud (questa linea politica era allora avversata da Malcom x, che non chiedeva l'integrazione come M.L. King, per aderire a posizioni oltranziste e di contrapposizione violenta allo status quo).

 Sebbene non fosse una leader del movimento per i diritti civili, la figura di Rosa Parks divenne un simbolo importantissimo per gli attivisti e, di conseguenza, fu mal vista dagli ambienti segregazionisti bianchi contrari alla protesta nera. Ricevette numerose minacce di morte e, non riuscendo più a trovare lavoro, decise di trasferirsi a Detroit, nel Michigan, all'inizio degli anni sessanta, dove ricominciò a lavorare come sarta. Successivamente, dal 1965 al 1988, fu assunta come segretaria per il membro del Congresso John Conyers. Nel febbraio del 1987 Parks fondò il Rosa and Raymond Parks Institute for Self Development insieme a Elaine Eason Steele in onore del marito Raymond Parks. Nel 1999 ottenne la Medaglia d'oro del Congresso. Morì a Detroit per cause naturali il 24 ottobre 2005, all'età di 92 anni.