lunedì 4 gennaio 2021

04 Gennaio 1947: la mafia uccide il sindacalista Accursio Miraglia


 

(04 Gennaio1947) 74 anni fa il segretario della Camera del lavoro di Sciacca, Accursio Miraglia, viene assassinato dalla mafia poco distante dalla porta della sua abitazione. Il sindacalista entra nel mirino del braccio armato dei grandi latifondisti, perché lottava per assegnare ai poveri contadini le terre incolte, e scorporare così le grandi proprietà terriere.

 Miraglia fu un forte sostenitore del Comitato di Liberazione di Sciacca assieme ad un grande uomo saccense, il futuro senatore della Repubblica Pippo Molinari, creando con lui i comitati d'intesa democratica. È in questo periodo che Miraglia cominciava a diventare parte attiva della vita politica sia provinciale che locale, infatti partecipò alla costruzione del Pci e ne fu dirigente.

 Egli riuscì a creare e a dirigere la prima Camera del Lavoro siciliana, nata appunto a Sciacca. Organizzata affinché potesse esprimere al massimo lo spirito comunitario e i diritti dei lavoratori, la Camera del Lavoro saccense fu un esempio, così come lo era stato il Comitato Antifascista di Sambuca di Sicilia, per i nascenti sindacati e sindacalisti che purtroppo avranno un futuro pieno di lacrime e ingiustizie. Uomini come Miraglia e Domenico Cuffaro (presidente del Comitato Antifascista di Sambuca e futuro dirigente della Camera del Lavoro saccense) crearono i presupposti del risveglio del popolo siciliano, e le loro lotte ebbero eco in tutta la provincia se non oltre.

 Non approfittò mai della sua posizione, il suo ultimo incarico fu quello di presidente dell'ospedale di Sciacca e anche lì seppe agire in maniera insindacabile, diventando un esempio di diligenza ed onestà. I medici, le suore e gli infermieri, la sera del suo assassinio, ricambiarono l'affetto permettendo alle sue spoglie di rimanere intatte per quattro giorni. Le veglie funebri furono due, una organizzata presso l'ospedale, l'altra presso la sede della Camera del lavoro.

 Alla base del monumento dedicatogli dal popolo di Sciacca, ideato dal noto pittore e scultore Filippo Prestia, vi è una scritta di Miraglia che richiama il valore della fratellanza che tanti nella società odierna non considerano attuabile, poiché non rappresenta più un ideale raggiungibile in una società dominata dall'individualismo. La frase, riportata in un lavoro del nipote di Miraglia, dice: «Io non impreco e non chiedo alcuna punizione. Io che ho tanto amato la vita, chiedo ad essa di vedere pentiti coloro che ci hanno fatto del male».

Ecco anche il suo ultimo importante monito che diede all'ultimo comizio che tenne a Sciacca:

«La forza dell'uomo civile è la legge, la forza del bruto e del mafioso è la violenza fisica e morale. Noi, malgrado quello che si sente dire di alcuni magistrati, abbiamo ancora fiducia nella sola legge degli uomini civili, che alla fine trionfa nello spirito dell'uomo che è capace di sentirne il “Bene”. Temiamo, invece la violenza perché offende la nostra maniera di vedere e concepire le cose. Lungi dalla perfezione e dall'infallibilità, siamo però in buona fede, e non cerchiamo altro che la possibilità di ripresa della nostra gente e in altre parole di dare il nostro piccolo contributo all'emancipazione e alla dignità dell'uomo. È solo questo il filo conduttore che ci ispira e ci porta nel rischio. Non è colpa nostra se qualcuno non lo arriva a capire: non arrivi a capire, cioè, che ci sia, ogni tanto, qualcuno disposto anche a morire per gli altri, per la verità per la giustizia. Attento però a questo qualcuno che da sprovveduto e morto non diventi un simbolo molto ma molto più grande e pericoloso.»




Sabato 13 Marzo 2021 Villanova Wine Tour Cagliari


 

Quartiere Villanova (Cagliari)

dalle ore 17:00 alle ore 20:00

Prezzo gratis, partecipanti chiunque

Torna l'appuntamento con il "Villanova Wine Tour", una piacevole passeggiata alla scoperta del lontano legame tra questa parte di città e il mondo contadino.


Oggi Villanova è forse quello più sconosciuto tra i quattro quartieri storici di Cagliari. Proprio per questo sa sorprenderci con le sue vicende, i suoi monumenti, e i personaggi che qui sono nati. Un piccolo borgo dai mille volti e dagli scorci inaspettati, che può raccontarci il suo passato: inizialmente borgata contadina, poi fulcro delle botteghe artigiane, sede della Santa Inquisizione spagnola e patria cittadina dei riti della Settimana Santa.


Nelle sere della Cagliari contemporanea ci fa respirare un’atmosfera rilassata ed elegante, luogo ideale per un piccolo viaggio nel gusto al termine della passeggiata. Entreremo nel cuore del Sarcidano per lasciarci avvolgere dai vini prodotti dalla Cantina Olianas di Gergei, vini giovani ma robusti che sanno di Sardegna. Un approccio biointegrale che guarda con occhio attento al futuro, con un metodo agricolo etico e green.


Nel corso della serata presenteremo il tour che stiamo organizzando in Cantina per questa primavera.

VINI IN DEGUSTAZIONE OLIANAS - Gergei: Vermentino , Cannonau e Perdixi, un sublime mix di Bovale e Carignano in abbinamento a prodotti sardi selezionati in collaborazione con I Cherchi del mercato di San Benedetto

Quota di partecipazione: € 15,00 (visita guidata del quartiere di Villanova e degustazione vini in accompagnamento a prodotti tipici) presso Enoteca Vitis Vinifera - Cagliari, Via Enrico Lai 32)


Appuntamento Piazza Costituzione

E' NECESSARIA LA PRENOTAZIONE 😉

INFO & PRENOTAZIONI:
Fabio 333 3557875 – Claudia 392 1141730
Email: fa.perria@gmail.com
www.nadirsardinia.com –

Facebook: Nadir Sardinia - Tour & Adventure


Instagram: https://www.instagram.com/nadirsardinia/
Enoteca Vitis Vinifera - Via Lai, 32 - Tel. 349 686 2554
La visita guidata sarà effettuata da Guide Turistiche regolarmente iscritte al Registro Regionale
Foto By https://bit.ly/2uYC5Y8

Non ci sarà il «liberi tutti» dopo le feste: si prosegue con la linea Dura. Idea del provvedimento ponte.


 

Divieto di spostamento tra le regioni, ristoranti e bar solo da asporto nel prossimo week end e ancora il divieto di ospitare più di due persone a casa, tra amici e parenti. È un'Italia che prosegue sulla linea delle restrizioni delle festività, quella ipotizzata dal Governo e dai tecnici per dopo l'Epifania. La scadenza del decreto natalizio, al momento prevista il 6 gennaio, potrebbe essere prorogata con un'ordinanza del ministro della Salute. Ma non è l'unica ipotesi in campo.

 Dopo il vertice riunito dal premier Giuseppe Conte, con il ministro Boccia, i capidelegazione della maggioranza e il Comitato Tecnico Scientifico è emersa l'idea di un «provvedimento ponte» tra il 7 e il 15 gennaio. Le proposte sono due: quella di mantenere in vigore le misure vigenti fino al 15 gennaio (arancione nei feriali e rossa nel weekend), data di scadenza dell'ultimo Dpcm, oppure di tornare in zona gialla per il 7 e 8 gennaio, per poi passare alle misure della fascia arancione il weekend del 9 e 10 e, successivamente, sulla base del monitoraggio, assegnare le fasce per la settimana seguente.

 Il nuovo Report dell'Istituto Superiore di Sanità è previsto tra giovedì e venerdì prossimo. Il provvedimento conterrà comunque misure che saranno applicate a livello nazionale, aldilà del sistema delle fasce, ed è stato illustrato ai governatori, che potrebbero dare il loro assenso fin da subito. Da parte del Governo c'è la disposizioni a stilare un'ordinanza che sia condivisa il più possibile. E dal presidente del Consiglio arriva un annuncio chiaro sulla scuola: la didattica in presenza al 50% negli istituti deve ripartire dal 7. Ma non è ancora scontato che tutte le Regioni decidano di allinearsi a quanto stabilito a livello nazionale. I numeri ancora alti del contagio preoccupano i governatori e, soprattutto al Sud, i tavoli con i prefetti hanno prodotto risultati soddisfacenti solo in alcuni territori.

 Il tutto con lo sguardo rivolto ai dati dell'ultimo bollettino: sono 14.245 i nuovi casi nelle ultime 24 ore. Le vittime sono invece 347. Dopo l'impennata degli ultimi due giorni, torna a scendere il tasso di positività al Covid, che si attesta al 13,8% rispetto al 17,6% di sabato. Sono stati 102.974 i tamponi effettuati nelle ultime 24 ore. Sul tavolo delle modifiche finiscono anche i parametri: tra le proposte c'è quella di rivedere in funzione più restrittiva l'indice Rt, uno degli indicatori d'allarme che fa scattare le fasce per le regioni. In particolare, la soglia di Rt che fa scattare la fascia arancione sarebbe abbassata a 1 (invece dell'attuale 1,25) mentre per la fascia rossa basterebbe il raggiungimento di un Rt pari a 1,25 (invece dell'attuale 1,50).

 Sembra ormai certo che nel week-end del 9 e 10 gennaio in tutta Italia saranno in vigore almeno le misure previste per la zona arancione. Tra le misure ipotizzate ci sono anche le chiusure di bar e ristoranti anche a pranzo, ma aperti solo per la vendita da asporto. È invece quasi certo che al 7 gennaio e fino al 15 verrà consentito lo spostamento tra le regioni solo per ragioni di necessità, così come il divieto di ospitare a casa più di due parenti o amici, minori di 14 anni esclusi.

 

Articolo de “La Nuova Sardegna” del 04 Gennaio 2021

 

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Federico Marini

marini.federico70@gmail.com

skype: federico1970ca

 

sabato 2 gennaio 2021

Muore Fausto Coppi, l'uomo solo al comando. Di Vincenzo Maria D'Ascanio.


 

"Un uomo solo è al comando, la sua maglia è bianco-celeste, il suo nome è Fausto Coppi". (Mario Ferretti, radiocronista)

 

(02 Gennaio 1960) Muore Fausto Coppi, uno dei più grandi ciclisti di tutti i tempi. Ha soltanto quarant’anni. A uccidere “l’uomo solo al comando” è il virus della malaria, contratta dopo una battuta di caccia in quello che allora era chiamato “Alto Volta” (poi divenuto “Burkina Faso”). Il Giro del 1947, le grandi stagioni del 1949 e del 1952, il Mondiale del 1953, lo hanno reso una leggenda, in un momento in cui l’Italia aveva la necessità di “eroi positivi”. Il campionissimo se ne va per un banale errore medico, e il cordoglio per la sua morte accomunò un’intera nazione.

 Soprannominato "l'Airone", Coppi è considerato uno dei più grandi e popolari atleti non soltanto del ciclismo ma di ogni sport. Tra le sue qualità sportive si ricordano soprattutto le formidabili “scalate” nei passi di montagna più faticosi, dove era in grado di distaccare i suoi rivali con un viso sereno, come se non sentisse una fatica che probabilmente era terribile.

 La sua rivalità con l'altro campione italiano, Gino Bartali, divise il popolo italiano nell'immediato dopoguerra (anche per le presunte posizioni politiche dei due: Coppi definito comunista, Bartali, democristiano). Celebre nell'immortalare un'intera epoca sportiva è la foto che ritrae i due campioni mentre si passano una bottiglietta d’acqua, mentre scalavano una vetta del Tour de France del 1952. Non si saprà mai chi dei due "passava" la bottiglietta: Bartali, intervistato sulla questione, si rifiutò sempre di dare la sua versione del fatto. Infatti la realtà era un’altra: nonostante i giornali li dipingessero come acerrimi nemici, i due campioni erano accomunati da un reciproco affetto.

 Fausto Coppi nasce a Castellania, in provincia di Alessandria, il 15 settembre del 1919. Il padre era un agricoltore, e Coppi crebbe in una dignitosa povertà. Decise immediatamente che non avrebbe seguito le orme del padre. A tredici anni faceva il salumiere a Novi Ligure, così nacque quasi per caso il suo grande amore per il ciclismo. Proprio con la bicicletta percorreva il tratto di strada che separava Castellania dal suo luogo di lavoro. Viene così segnalato a Biagio Cavanna, un abile scopritore di talenti (fu lui a scoprire un altro campione, Costante Girardengo, vincitore per due volte del Giro d’Italia e reso celebre dalla canzone di Francesco De Gregori “Il Bandito e il campione”)

 Nel 1940, al suo esordio al Giro d'Italia, vince fra la sorpresa generale. Ha 21 anni quando Mussolini chiamò alle armi l’Italia fascista; era il 10 giugno 1940 e Coppi combatté nella guerra del Nord Africa, dove dovette scontare una lunga ed opprimente prigionia e non poté salire su una bicicletta per diverso tempo.

 Quando la guerra finisce, ricomincia a vincere. Nel 1946, ingaggiato dalla Bianchi, vince la Milano-San Remo. L'anno dopo, il suo secondo Giro d'Italia. Diventa ricco ma è un eroe “accessibile.” Come scrive Gianni Brera, Coppi faceva parte di quella generazione di contadini che diventano ricchi, ma nonostante ciò restano umili e non perdono l’educazione e il rispetto per il prossimo. Nonostante il carattere fosse riservato, per i suoi sostenitori non era difficile avvicinarlo. Solo un fatto fu stigmatizzato da un’opinione popolare allora perbenista, ovvero la sua relazione extraconiugale con Giulia Occhini (la c.d. “dama bianca”) che costrinse la stessa a subire un mese di carcere. Infine i due si sposarono in Messico ed ebbero un figlio, Angelo Fausto Coppi.

 Nonostante queste tribolate vicende private Coppi di riprende la scena: nel 1949 vince tutto: la Milano-San Remo, i giri di Romagna, del Veneto e di Lombardia, il campionato italiano su strada e quello mondiale d'inseguimento. Ma soprattutto porta a termine una delle più incredibili imprese sportive di tutti i tempi: l'accoppiata Tour de France e Giro d'Italia. Nasce così il mito del 'campionissimo'. Ripete la stessa impresa nel 1952, e nel 1953 vince il Giro d'Italia per la quinta e ultima volta.


Vincenzo Maria D’Ascanio.

https://www.facebook.com/Vincenzo-Maria-DAscanio-100513998051782/?modal=admin_todo_tour

 

venerdì 1 gennaio 2021

01 Gennaio 1959. La rivoluzione cubana ha vinto.


 


(01 Gennaio 1959) E' vittoria per i rivoluzionari cubani che sconfiggono il regime militare di  Fulgenzio Batista che fugge nella Repubblica Dominicana. Le truppe dell'esercito regolare cubano dichiarano la resa incondizionata e consegnano l'Avana alle forze irregolari comandate da Ernesto “Che” Guevara. La rivoluzione era iniziata nel 1953 con l'assalto alla caserma Moncada a Santiago di Cuba.

Gli premesse del movimento sono da ricollegarsi al clima di violenza e sopraffazione imposto a Cuba da Batista dopo il colpo di stato che lo aveva riportato al potere nel 1952. Ritenuta impossibile ogni forma di contestazione legale, il 26 luglio 1953 un gruppo d'insorti comandato dal progressista Fidel Castro assalta la caserma Moncada di Santiago di Cuba con l' intento di dare il via alla ribellione contro il regime di Batista.

L’impresa tuttavia fallì e Fidel Castro riparò in Messico dove, insieme al fratello Raul e all'argentino Ernesto Guevara , diede vita a un nucleo di combattenti rivoluzionari (Movimiento 26 de Julio) con l'obiettivo di esautorare Bastista e mettere così fine al suo regime, per altro strettamente legato agli Stati Uniti, che proprio a Cuba avevano numerose imprese, legali e non (soprattutto il turismo e i Casinò erano nelle mani della mafia americana, che avevano stretto una ferrea alleanza con il dittatore.)

Agli Stati Uniti stava bene così, perché il ruolo dei politici era quello di proteggere i loro interessi, permettendo l’arricchimento delle numerose imprese nordamericane. Il regime imposto da Batista determinò un malcontento diffuso, sia per la corruzione dei governanti che per la violenza della polizia. Il governo era del tutto disinteressato alle necessità della popolazione che chiedeva istruzione, sanità, case e un certo grado di giustizia sociale. L’economia cubana era nelle mani di imprenditori statunitensi che possedevano enormi latifondi e piantagioni di canna da zucchero. Lo zucchero creò sfruttatori e sfruttati, schiavi e padroni, proprietari e massari. Il tabacco era la ricchezza della classe borghese, ma era nelle mani di grandi proprietari che venivano dagli Stati Uniti oppure di ricchi cubani.

 Il problema di Cuba era la sua non indipendenza economica, considerato che produceva solo zucchero ed era il luogo di vacanza degli statunitensi. Cuba non era un paese sottosviluppato, ma era economicamente dipendente dal capitale straniero. “Il mostruoso vicino” non era ben visto dai cubani che volevano essere davvero indipendenti invece di farsi governare da uomini corrotti

 Il 2 dicembre 1956, con un gruppo di ottanta uomini trasportati dal piccolo yacht GranmaFidel Castro sbarcò clandestinamente nella provincia cubana di Oriente, dove organizzò la base guerrigliera sulla Sierra Maestra. La Sierra era stata scelta come luogo strategico ideale per la riuscita della rivoluzione. L’obbiettivo era quello di condurre una classica guerriglia, dove i nemici sarebbero stati colpiti con azioni fulminee e atti di sabotaggio. Fidel Castro e gli altri leader sapevano bene che tra la popolazione cubana persisteva un profondo malcontento, dettato dalle misere condizioni in cui versava la popolazione. Dunque Fidel contava sul fatto che, nel corso del tempo, numerosi cubani avrebbero aderito alla lotta. Infatti così avvenne.

 Nonostante alcuni rovesci iniziali, il movimento guadagnò terreno nel corso del ‘57, trovando appoggi tra i contadini della Sierra, colpiti dalle rappresaglie delle truppe di Batista. Tra il febbraio e il marzo 1958 i ribelli aprirono due nuovi fronti di battaglia nelle montagne dell' Escambray e nella Sierra Cristal e si dotarono di una stazione radio, Radio Rebelde, chiamando, senza successo, la popolazione urbana allo sciopero generale insurrezionale (9 aprile). La svolta che segnò il successo della rivoluzione, si dovette al fallimento della massiccia offensiva di Batista dell' estate 1958 nella Sierra Maestra, seguito dal diffondersi della guerriglia nelle province centrali e occidentali dell' isola, mentre il movimento si congiungeva con le forze dell'opposizione clandestina delle città.

Il 7 novembre Fidel Castro abbandonò la Sierra per lanciare la campagna finale contro l’esercito di Batista: in poco più di un mese i guerriglieri s’impossessarono di diverse città iniziando l' accerchiamento di Santiago e aprendosi la strada verso L'Avana. Incalzato dagli eventi, il 1° gennaio 1959 Batista rassegnò le dimissioni, abbandonando per sempre Cuba, e il giorno seguente le prime colonne di guerriglieri entrarono nella capitale.





Fra Antoni Maria da Esterzili, fondatore della Sacra rappresentazione in Sardegna.


 Fra Antoni Maria da Esterzili è il fondatore della sacra rappresentazione in Sardegna (1664-1727). Tutto ciò che sappiamo dell’autore lo ricaviamo da una annotazione contenuta nel registro dei frati Cappuccini della Provincia di Cagliari, conservato presso l’Archivio della Curia provinciale dei Cappuccini di Cagliari (vol. II, 1695-1802).

 Da essa risulta che era presente nel Convento di Sanluri (Cagliari) nel Novembre del 1668 e che morì all’età di 82 anni, il 26 Aprile 1727, dopo averne trascorso 57 di vita religiosa. Dobbiamo dunque dedurre che nasce nel 1644 e a Esterzili, sulla base della consuetudine vigente soprattutto negli ordini religiosi, secondo i quali quando si entrava in una Congregazione, i novizi abbandonavano il nome secolare e se ne assumevano un altro di devozione, in onore di qualche santo, seguito generalmente dal nome del paese di origine, in questo caso appunto Esterzili.

 Da alcuni accenni nelle cronache dell’Ordine dei Cappuccini si desume inoltre che trascorse un periodo della sua vita a Iglesias e che certamente visse anche a Cagliari. Non è improbabile tuttavia –scrive Sergio Bullegas uno dei massimi studiosi di Fra Antonio – che sia stata fatta sparire di proposito ogni traccia del suo cognome secolare e della sua biografia a causa di alcuni fatti imprecisati e incresciosi in cui fu coinvolto. Si parla infatti – nel Registro dei Cappuccini cui si è già fatto cenno- che egli si rese colpevole di seduzione di un crimine turpissimo.

 Di qui la dimenticanza, per secoli, dell’Autore e delle sue opere. Solo nel secolo XIX si inizierà a parlare di lui, grazie a Giovanni Siotto Pintor, storico e letterato sardo, che ne scriverà nella sua Storia letteraria di Sardegna (vol.IV), ma tratto in inganno dal frontespizio del manoscritto, cadde in un grossolano errore affermando che si trattava di opere in spagnolo. 

Nel frontespizio in alto del manoscritto – che si trova attualmente presso la Biblioteca universitaria di Cagliari - è infatti scritto in castigliano, con grossi caratteri: “Libro de Comedias escripto por Fray Antonio Maria de Estercyly sacerdote capuchino en Sellury 9bre a 18 año 1688” (Libro di Commedie scritto da Fra Antonio Maria di Esterzili, sacerdote cappuccino in Sanluri il 18 Novembre 1668). In realtà le sue “Comedias” (Commedie, drammi) contenute nel manoscritto sono scritte in lingua sarda-campidanese con le didascalie in castigliano, la lingua dominante e ufficiale dell’epoca, in Sardegna.

 Il manoscritto che conserviamo contiene: La Natività, La Passione, La Deposizione, più 550 versi, prevalentemente ottonari ed endecassillabi, strutturati in quartine e ottave, intitolati Versos que se rapresentan el Dia de la Resurrection (Versi che rappresentano il giorno della Resurrezione). Vi è inoltre un frammento, costituito dal Prologo e dall’incipit del primo atto di un’altra rappresentazione intitolata Comedia grande sobre la Assumption de la virgen Maria señora nuestra als çielos (Grande commedia sull’Assunzione di Maria vergine nostra Signora nei cieli).

 A questo punto il manoscritto si interrompe – quasi fosse stato smembrato - scrive ancora Sergio Bullegas - e seguono Excomunicationes in diae coenae Domini, (Scomuniche nel giorno della cena del Signore) un compendio di disposizioni ecclesiastiche e canoniche, aggiunte probabilmente durante la rilegatura ottenuta con l’uso della pergamena. Di tutte le opere di Fra Antonio Maria, contenute nel manoscritto, è stata edita solo la Passione, nel 1959.

 

 Francesco Casula

Saggista, storico della letteratura sarda

 autore del libro, tra gli altri, de “Carlo Felice e i tiranni sabaudi”

 

Contro l’edilizia speculativa, per un’edilizia sostenibile. Di Liberu.


 

La nostra opposizione al Piano Casa della Giunta Solinas non è preconcetta e aprioristica, ma è dovuta alla constatazione di come utilizzi demagogicamente esigenze obiettive dei cittadini sardi per servire gli interessi della speculazione immobiliare sia sarda che straniera. Tutti riconosciamo che sia necessario, dopo tanti anni, intervenire su una riqualificazione degli immobili destinati alla ricezione turistica, su un loro riadeguamento anche estetico e funzionale. Tutti riconosciamo l’urgenza di dare una boccata d’ossigeno al settore edilizio della Sardegna, fortemente contrattosi negli anni, con un notevole crollo economico e occupazionale.

 Ma tutto ciò alla Giunta Solinas non interessa realmente, né per quanto concerne la ristrutturazione degli immobili, né per quanto riguarda il sostegno all’edilizia sarda. Alla giunta Solinas interessa soddisfare le necessità della speculazione, abbia essa il marchio del Qatar o del Nord Italia, che vuole ampliare i propri alberghi e trasformare strutture da ricovero attrezzi in lussuose ville. L’affare del momento infatti è di carattere squisitamente speculativo: ampliare le volumetrie in periodo di crisi, con bassi costi e tirando su i prezzi; rivendere in tempi di ripresa con guadagni esponenziali.

 Con il ridicolo pretesto dell’aumento degli spazi per permettere il distanziamento per il Covid” (che durerà forse un altro anno, a differenza delle volumetrie) la Giunta regionale consentirà di aumentare fino a un 50% in più di volumetrie negli stabili situati al di fuori dei 300 metri dal mare. La norma presente nel Piano Casa, spacciata come sostegno al mondo delle campagne, che prevede la possibilità di costruire anche con un solo ettaro anche per i non agricoltori, permetterà invece di costruire interi villaggi turistici anche con pochi ettari a disposizione.

 Noi crediamo che questa impostazione sia estremamente dannosa per la Sardegna, sia per quanto riguarda il nostro paesaggio - già saturo di alberghi e villaggi turistici - sia per quanto riguarda il comparto edilizio. Pensiamo che sia necessaria una ristrutturazione degli alberghi esistenti e un riadeguamento funzionale, ma senza aumento delle volumetrie anche al di fuori della fascia dei 300 metri dal mare.

 Il problema costante delle strutture alberghiere della Sardegna è che restano mezzo vuote, e questo è dovuto a due fattori. Il primo è che negli anni passati si è costruito molto di più di quanto fosse necessario, immaginando un flusso turistico molto più importante e diffuso di ciò che realmente è. Il secondo è che il costo dei trasporti esorbitante scoraggia gran parte dei possibili visitatori, dirottandoli su altre mete molto più concorrenziali. Ciò significa che noi oggi abbiamo già anche troppa volumetria, e che se la vogliamo riempire di turisti dobbiamo agire sui trasporti, non sui volumi. Aumentare le cubature, costruire ancora, servirebbe solo a innescare i processi affaristici di cui abbiamo parlato.

 Inoltre pensiamo che il permesso di costruire con un solo ettaro a disposizione e pur non essendo agricoltori non serva assolutamente a ripopolare le campagne ma solo ad alzare ulteriormente il prezzo della terra nelle fasce costiere, innescando una dinamica speculativa anche terriera. E in questo frangente non servirà nemmeno la norma che permette la costruzione ai soli imprenditori agricoli nella fascia dei mille metri dalla battigia: troppo facile fare accordi per interposta persona e troppo facile prevedere che queste case verranno costruite con finalità turistiche e non agricole, visto il prezzo sul mercato.

 Non nascondiamo che simili dinamiche speculative attireranno le attenzioni non solo del grande capitale immobiliare straniero ma anche della grande criminalità organizzata italiana, che ha sempre visto nelle coste della Sardegna un ottimo investimento, come testimoniano innumerevoli inchieste. Tutte attenzioni di cui facciamo volentieri a meno, per il bene della nostra terra e della nostra gente.

In ultimo, ma non per ordine di importanza, crediamo che il comparto edilizio possa essere rilanciato dall’intervento della politica sarda non solo col progetto di ristrutturazione privata senza aumento di volumetrie di cui abbiamo parlato, ma anche con un grande investimento pubblico di restauro e riadeguamento dei nostri edifici pubblici.

 La pandemia ci ha mostrato impietosamente il costo di una carenza di ospedali pubblici nel territorio e l’insufficienza strutturale del nostro apparato davanti a sfide di tale portata. Inoltre tutti sappiamo, anche se spesso facciamo finta di non sapere, che addirittura l’80% delle scuole non sono a norma e spesso hanno bisogno di urgenti lavori di consolidamento. Queste sono le occasioni in cui investire e rilanciare immediatamente l’edilizia, in cui si dovrebbe urgentemente portare riqualificazioni e, dove necessario, aumentare le volumetrie.

 Abbiamo bisogno di un settore edilizio che lavori, e che lo faccia costruendo il benessere della nostra società, con materiali sani, con sicurezza, rispettando il paesaggio, tutelando l’ambiente, migliorando lo stato complessivo e la bellezza dei nostri edifici, dotando la Sardegna di scuole e ospedali comodi ed efficienti. La Sardegna ha già conosciuto dolorosamente negli anni scorsi il vandalismo del mattone, adesso abbiamo bisogno di costruire una Sardegna migliore, sana, funzionale, di tutti.

 

Liberu – Lìberos Rispetados Uguales

 

#Liberu