venerdì 21 agosto 2020

23 Agosto. Stefano Bollami.

 


 Evento organizzato da Fondazione Stazione dell'arte UlassaiStefano Bollani e Rocce Rosse Blues

 

Domenica dalle ore 21:30 alle ore 23:00

 

Biglietti

https://www.boxol.it/it/event/stefano-bollani/304811

Saluterà il pubblico della Stazione dell'Arte seduto al suo pianoforte il vulcanico Stefano Bollani, il jazzisti ospite immancabile delle ultime edizioni della rassegna non ha bisogno di inventare musica e ne fa letteralmente ciò che vuole. Bollani approda alla rassegna blues con il suo tour dedicato al capolavoro di Andrew LLoyd Webber & Tim Rice. A 50 anni dalla pubblicazione dell'album originale ‘Jesus Christ Superstar’, il pianista ha creato la sua personale versione del musical con il benestare del compositore inglese. “Piano Variations on Jesus Christ Superstar” è una versione totalmente inedita e interamente strumentale per pianoforte solo, ma che custodisce come un tesoro l'originale.

giovedì 20 agosto 2020

L'Armata Rossa chiude il capitolo della "Primavera di Praga."

 

 (20 Agosto 1968) I carri armati sovietici invadono Praga. Durante la notte le truppe dell'Armata Rossa entrano nella capitale della Cecoslovacchia con l’obiettivo di bloccare sul nascere il nuovo corso politico avviato da Alexander Dubèek, propenso ad una via più democratica del sistema comunista. É la fine della "Primavera di Praga": i carri armati sovietici distruggono la speranza dell’avvento di un “socialismo dal volto umano”. La dirigenza cecoslovacca denuncia al mondo intero l’invasione e il 21 agosto il Parlamento lancia un appello in cui si denuncia l'atto di violenza internazionale in contrasto con i principi degli accordi di alleanza".

 

Il processo di destalinizzazione che si era sviluppato in Cecoslovacchia dall’inizio degli anni Sessanta fu accompagnato da crescenti pressioni in senso riformista (soprattutto fra intellettuali e studenti) e da una forte ripresa dell’autonomismo slovacco. Il rinnovamento di gran parte del gruppo dirigente aprì la strada a un processo di riforme democratiche che ottenne presto un largo sostegno popolare, investendo importanti aspetti della vita politica ed economica del Paese (libertà di stampa, riattivazione dei partiti non comunisti e delle organizzazioni di massa, riorganizzazione del sistema produttivo, maggiore autonomia dall’URSS ecc.).

 

Il timore, da parte sovietica, che questi sviluppi potessero pregiudicare la collocazione internazionale della Cecoslovacchia e rappresentare una minaccia per la stabilità dell’intero blocco orientale portò, dopo una serie di avvertimenti, all’invasione del Paese da parte delle truppe del Patto di Varsavia. I dirigenti cecoslovacchi furono costretti a bloccare il processo riformatore, progressivamente indeboliti e infine sostituiti da una nuova leadership più gradita a Mosca.

 

Nel tardo pomeriggio del 16 gennaio 1969, lo studente Jan Palach si recò in piazza San Venceslao, al centro di Praga, e si fermò ai piedi della scalinata del Museo Nazionale. Si cosparse il corpo di benzina e si appiccò il fuoco con un accendino. Rimase lucido durante i tre giorni di agonia. Ai medici disse d'aver preso a modello i monaci buddhisti del Vietnam. Al suo funerale, il 25 gennaio, parteciparono 600 000 persone, provenienti da tutto il Paese. Jan Palach decise di non bruciare i suoi appunti ed i suoi articoli (che rappresentavano i suoi pensieri e i suoi ideali), che tenne in un sacco a tracolla molto distante dalle fiamme. Almeno altri sette studenti, tra cui l'amico Jan Zajíc, seguirono il suo esempio e si tolsero la vita, nel silenzio degli organi d'informazione, controllati dalle forze d'invasione.

 

Il segretario del Partito Comunista Italiano Luigi Longo condannò l'invasione ma alcuni dirigenti del partito decisero che quella presa di posizione non era sufficiente. Bisognava insomma dire di più e cioè sostenere una volta per tutte che il socialismo reale in Urss e nei paesi satelliti era definitivamente fallito, dopo le speranze aperte con il XX° congresso del 1956. Quei compagni, che diedero poi vita al gruppo de il manifesto , furono radiati dal partito con l'accusa di frazionismo il 24 novembre 1969, dopo la pubblicazione, nel secondo numero della rivista omonima, dell'editoriale dal titolo "Praga è sola".

    

I miei ringraziamenti. Di Francesco Casula.

 



Questo volume, il terzo della mia “Letteratura e civiltà della Sardegna” (Edizioni Grafica del Parteolla, 2013-2016), dedicato interamente al Teatro in lingua sarda, non avrei potuto scriverlo senza la collaborazione, il contributo e la consulenza di tanti amici e di molti Autori di testi presenti nel volume stesso.
Tanti Autori che mi hanno messo a disposizione le loro opere ma anche altro materiale (recensioni, giudizi critici apparsi sulla stampa ecc.).


A loro il mio più sentito ringraziamento. Essi sono: Bruno Michele AresuAntonio Contu, Mario Deiana (deceduto l’anno scorso), Giulio MameliPiero Marcialis, Adriana Puddu Anedda, Giovanni Paolo Giampaolo SalarisGigi Tatti, Salvatore Vargiu.


Ringrazio inoltre Marco Sini e Gianni Argiolas, Marcello e Gianni Garbati, per il materiale e i libri donatimi per una maggiore conoscenza i primi due della loro compaesana, Albina Angioni; i secondi del loro padre Domenico Garbati, autori ambedue presenti nel volume.


Ringrazio anche Vincenzo SpigaTonio Pani, e Bruno Agus per le preziose informazioni sui cantadores sardi e Giantonio Tronci, Presidente della Pro Loco di Guamaggiore, per averci messo a disposizione una rarissima fotografia.

 

Un particolare ringraziamento va


-a Fabritziu Dettori, per le traduzioni dal sassarese all’Italiano, dei testi dei commediografi di Sassari Giovanni Ennas e Battista Ardau Cannas;


-a Lussorio Cambiganu per le traduzioni dei testi della Commedia del pattadese Padre Luca Cubeddu, “Sa congiura iscoberta de sas Bajanas Madamizantes”;


-a Angelo Carboni-Capiali per il copioso materiale da lui prodotto e messomi a disposizione sulla commedia stessa di Cubeddu;


-a Giovanni Casciu, valente vocabolarista e lessicografo, per i suggerimenti e i consigli offertimi, specie in relazione alla interpretazione di molte espressioni idiomatiche sardo-campidanesi;


-a Franco Carlini, da sempre mio prezioso consulente, per quanto attiene al campidanese;


-a Tonino Loddo, valente studioso di Lanusei che mi ha messo a disposizione le sue ricerche e i suoi lavori sul compaesano Tonio Dei, da cui ho abbondantemente attinto per delineare la figura e l’opera del Dei stesso;


-al mio Editore Paolo Cossu, per il coraggio e la generosità per la pubblicazione di questa mia ulteriore opera e per i numerosi testi teatrali da lui editi e messimi sempre a disposizione.

 

Di Francesco Casula

giovedì 6 agosto 2020

Servizi segreti e pandemia. (Di Lucia Chessa)


Io sono notoriamente ingenua. Dev’essere per questo che nel decreto di “proroga dello stato di emergenza legato alla pandemia” mi aspettavo di trovare, per esempio, disposizioni per ridare fiato alla sanità ospedaliera e territoriale, oppure misure per l’assunzione di personale sanitario, o anche imponenti campagne di monitoraggio della diffusione del covid, oppure ancora investimenti per le scuole di specializzazione che consentano ai giovani laureati in medicina di terminare la loro formazione per fare, finalmente, dignitoso ingresso nel sistema sanitario nazionale. Insomma, cose del genere mi aspettavo! E invece no.

 

Se andrai a leggere bene cercando di capire cosa vuol dire “proroga dello stato di emergenza” scoprirai dettagli che della tua ingenuità se ne stra-sbattono. Troverai, per esempio, sbrigativamente motivata con il covid19, la modifica di una legge che fino ad oggi, in Italia, impediva di prorogare, per più di una volta, gli incarichi ai vertici dei servizi segreti. Del resto, sono ruoli “particolari”, molto delicati, quelli che riguardano l’informazione e la sicurezza interna ed esterna del nostro paese. Era perciò opportuno che la legge stabilisse precisi limiti temporali all’esercizio di un potere così grande.

 

Invece, da oggi e causa covid (?), si espande la possibilità di proroga. Ma cosa c’entra la pandemia con i servizi segreti? Hanno intenzione si spiare il covid con i loro 007 per caso? Stanno pensando di mandare un loro uomo, sotto copertura, ad infiltrarsi tra i virus per scoprirne le intenzioni? Già me lo immagino un aitante James Bond avvicinare una giovane covid19 per guadagnarne la fiducia. Ma in realtà cerco, senza trovarli, una coerenza, un filo logico, un senso chiaro e dunque una prospettiva positiva. Anzi, mi sento abbastanza presa in giro. Quindi, cari PD e 5 Stelle, se qualcuno di lorsignori si degnasse, bontà sua, di dare qualche spiegazione….

 

Lucia Chessa

 

Lucia Chessa


mercoledì 5 agosto 2020

Si parla di “barchini” forse per distrarci dei discutibili finanziamenti della Regione Sardegna? Di Pier Franco Devias




Ha destato parecchie perplessità nei giorni scorsi la storia del finanziamento di 5 milioni e settecentomila euro da parte della Regione per gli eventi di Tursport. Si tratta di una serie di eventi di discipline "minori" organizzate da un comitato con a capo un romano, un siciliano e una genovese, la cui comunicazione ha creato un caso, perchè non si capiva bene di cosa si trattasse nel dettaglio. Ed è abbastanza inusuale, diciamo così, che si stanzi una montagna di soldi prima che si sappia dettagliatamente per che cosa.


Per ora pare che ci siano in programma alcuni eventi che - in teoria - dovrebbero richiamare grandi folle. Altrimenti mica gli daresti quasi sei milioni per tre anni, no? Tipo, il torneo di calcio da spiaggia da svolgersi a Olbia a dicembre, non ti piace? Si vabbè, giubbottino, magari ombrello, pallone da recuperare a Civitavecchia se c’è il solito vento, ma può darsi che qualche decina di migliaia di persone voglia prendere un po’ di fresco natalizio, cerchiamo di non essere prevenuti.


E dicevo, l’assessore Chessa ci mette la faccia e assicura che alla conferenza in programma per spiegare i dettagli ci saranno quelli del comitato organizzatore, ovviamente anche lui e, visto che si tratta di sport, pure quelli del Coni. Ma quelli del Coni avvisano e dicono che non andranno alla conferenza stampa, perché chiariscono di non avere niente a che fare con questa cosa. Chessa non ribatte e aspetta l’indomani. L’indomani fanno la conferenza stampa.


Alla conferenza (ieri) ci vanno i giornalisti, ci va il vicepresidente del comitato organizzatore… e basta. Il Coni non va, come già annunciato. E Chessa nemmeno, per “sopraggiunti impegni istituzionali”. Nella conferenza il rappresentante parla di eventi vari e garantisce almeno centomila presenze, ricchezze a valanghe, rilancio di tutti i settori, allungare la stagione ecc. Cose mai sentite, insomma. E a conferma di quanto diceva Chessa, sul rilancio dei centri più piccoli, il relatore annuncia gli eventi di Cagliari e Olbia. Piccoli villaggi dell’interno, insomma.


A quel punto, con sprezzo dell’evidenza, la pagina facebook di Chessa annuncia: “La presenza del Coni Sardegna alla conferenza stampa di oggi è sufficiente a smentire le tante cose inesatte”.
Ma la cosa inesatta è proprio che il Coni sia presente. Infatti oggi scrive ai giornali, ribadisce che non era presente e che non ha niente a che fare con questa questione, e diffida l’assessore dal continuare a presentarlo come parte in causa.

 

In tutto questo minestrone, con milioni di euro di nostra proprietà che vengono affidati con una gestione che definire imbarazzante sarebbe un eufemismo, l’opinione pubblica viene distratta dai media con le campagne mediatiche sui “barchini”. E te l’immagini che gli stessi che sui media abbaiano al barchino sono dello stesso giro di quelli che “finanziano eventi a gente”? Ai bambini quando li si vuole distrarre gli si dice “guarda l’uccellino”. Poi quando crescono basta dirgli “Guarda il barchino”. Da bambini, li chiamano “ingenui”. Da grandi è più appropriato “fessi”.

 

Pier Franco Devias

 


martedì 4 agosto 2020

13 Agosto. Narcisa Monni. Insieme a te non ci sto più




Evento organizzato da Fondazione Stazione dell'arte Ulassai

Giovedì 13 Agosto 2020 dalle ore 19:00 alle ore 21:00

Fondazione Stazione dell’Arte a Ulassai

NARCISA MONNI.
INSIEME A TE NON CI STO PIÙ


a cura di Davide Mariani

La Fondazione Stazione dell’Arte di Ulassai è lieta di presentare la mostra “Insieme a te non ci sto più” di Narcisa Monni che sarà inaugurata, giovedì 13 agosto alle 19:00, nel museo dedicato a Maria Lai.

La rassegna, curata dal direttore Davide Mariani, con il supporto del Comune di Ulassai, della Fondazione di Sardegna e della Regione Autonoma della Sardegna, si compone di oltre quaranta opere inedite realizzate da Narcisa Monni durante il periodo del lockdown ed esposte per la prima volta al pubblico.

Dopo il progetto "Cuore Mio" di Marcello Maloberti, realizzato l’anno scorso in occasione del centenario della nascita dell’artista, in concomitanza con la retrospettiva "Tenendo per mano il sole" al MAXXI di Roma, e dopo il riallestimento della collezione permanente “Fame d’infinito”, la Stazione dell’Arte dedica ora una mostra personale alla produzione recente di Narcisa Monni, classe 1981, percorso formativo maturato all’Accademia di Belle Arti “M. Sironi” di Sassari, dove oggi insegna Pittura.

L’artista, durante i due mesi di isolamento dovuto alla pandemia, ha dato vita a una nuova serie di opere di grande intensità, che restituisce uno spaccato privato di uno dei momenti più bui della storia contemporanea, una delle tante frane che minacciano il mondo, come direbbe Maria Lai.

Celebre classico della musica leggera italiana, portato al successo negli anni Settanta da Caterina Caselli, "Insieme a te non ci sto più" appare oggi come l’espressione emblematica tanto della condizione di isolamento forzato che miliardi di persone si sono trovate a sperimentare per la prima volta, quanto delle perdite umane che il nuovo coronavirus ha causato nel mondo.

Perdita e abbandono costituiscono la chiave interpretativa per entrare in relazione con i nuovi lavori di Narcisa Monni. L’artista propone la sua intima riflessione maturata durante la quarantena trascorsa interamente a Ittiri, nella sua casa d’infanzia. È qui che si è trasferita lo scorso marzo, in compagnia della madre e circondata dai ricordi di una vita, alcuni felici e spensierati, altri più tristi e malinconici.


In quell’ambiente domestico, così raccolto e apparentemente lontano dal caos della città, Monni ha sperimentato una dimensione espressiva inedita, un equilibrio precario ma comunque duraturo, che l’ha portata a realizzare oltre un centinaio di nuove opere su carta che compongono la serie “In tempo di guerra”.

Come un soldato in trincea, l’artista, barricata in casa, ha voluto dare la sua personale visione di questo periodo, attraverso una produzione giornaliera avviata in seguito alla riscoperta di vecchie tempere “Giotto”, rimaste lì dai tempi del Liceo, e di alcune riviste di “costume e società”, altrettanto datate.

Iniziate come un divertissement e postate quotidianamente sui social, le opere ben presto hanno iniziato a prendere autonomia espressiva, dal punto di vista formale e concettuale. Le immagini pubblicate sulle pagine di famosi rotocalchi sono state selezionate e inglobate all’interno dei lavori in nome di un’operazione di appropriazione pittorica messa in atto da Monni con l’obiettivo di rendere individuale un immaginario collettivo.
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Narcisa Monni (Alghero, 1981), vive e lavora a Sassari.
Dopo essersi diplomata nel 2000 in grafica pubblicitaria e fotografia presso l’Istituto d’Arte di Sassari, prosegue i suoi studi all’Accademia di Belle Arti “Mario Sironi” di Sassari, dove ottiene il diploma in Pittura e si specializza successivamente presso la Facoltà di Architettura di Alghero in Interaction Design. Attualmente è docente di Pittura e Progettazione per la Pittura presso l’Accademia di Belle Arti “Mario Sironi” di Sassari.

MOSTRE PRINCIPALI
Personali
2018 One Shot, Palazzo Ducale, Sassari; Wildface, a cura di Museo Nivola Orani, Mamoiada (NU); 2016 House for sale, Monni/Ligios, Cantine Surrau, Porto Cervo (SS); 2014 Trama familiare, MURATS Museo dell'Arte Tessile, Samugheo; 2013 Instabile, Piscinacomunale, Milano; 2012 Savage Humans, LEM, Sassari; 2006 Worter e besistz, Studio Stefania Miscetti, Roma; Forme dell’immateriale, Studio Morbiducci, Roma.


Collettive
2020 Back_Up, Museo Nivola, Orani; 2017 Stato di Grazia, Palazzo Consiglio Regionale della Sardegna, Cagliari; 2015 Ditroit, Piscinacomunale, Milano; Color Signal, Paggeriarte - Sassuolo; 2014 Deep, Circolo Quadro, Milano; 2013 Geografie della memoria, Cittadella dei Musei, Cagliari; Me, Myself and I, Marche Centro d'Arte - San Benedetto del Tronto; 2011 Lo Stato dell'Arte, Padiglione Accademie - Biennale d’Arte, Venezia; Sweet Sheet, Zelle Arte contemporanea, Palermo; 2010 A Better Tomorrow, Studio Stefania Miscetti, Roma; 2008 Nerve, Hyunnart Studio, Roma; 2007 Zebra Crossing, Facolta di Lettere e Filosofia, Sassari; 2006 II gioco è fatto, Villa Rufolo, Ravello; 2005 Riflessi, Palazzo della Corgna, Citta della Pieve.

LA STAZIONE DELL’ARTE.

La Stazione dell’Arte di Ulassai, nel cuore dell’Ogliastra, in Sardegna, è un museo d’arte contemporanea dedicato a Maria Lai (1919 – 2013). Istituito nel 2006 dall’artista, attraverso una donazione di oltre centoquaranta opere al Comune di Ulassai, il museo, gestito dalla Fondazione Stazione dell’Arte, di cui Maria Lai è stata Presidente onorario a vita, custodisce la più importante e completa collezione pubblica della sua opera e organizza una programmazione espositiva legata ad alcune tematiche per lei centrali, come il rapporto fra arte, comunità e paesaggio.

NARCISA MONNI.
INSIEME A TE NON CI STO PIU’
a cura di Davide Mariani
Museo Stazione dell’Arte
Ex Stazione ferroviaria, Ulassai (Nu)
Inaugurazione: 13 agosto 2020, ore 19:00
Dal 13 agosto all’11 ottobre 2020
Orari: dal martedì alla domenica, dalle 9:30 alle 19:30 (orario continuato)
Chiusura settimanale: lunedì
Visite guidate: sospese
Per informazioni: Tel. 0782787055;
e-mail: stazionedellarte@tiscali.it
Facebook: https://www.facebook.com/MuseoMariaLai/
Instagram: https://www.instagram.com/stazionedellarte/


(04 agosto 1984) Lo stato africano dell'Alto Volta decide di cambiare il proprio nome in Burkina Faso



«La nostra rivoluzione è, e deve essere, l’azione collettiva di rivoluzionari per trasformare la realtà e migliorare concretamente la situazione delle masse del nostro Paese. La nostra rivoluzione avrà avuto successo solo se, guardando indietro, attorno e davanti a noi, potremmo dire che la gente è, grazie alla rivoluzione, un po’ più felice perché ha acqua potabile, un’alimentazione sufficiente, accesso ad un sistema sanitario ed educativo, perché vive in alloggi decenti, perché è vestita meglio, perché ha diritto al tempo libero, perché può godere di più libertà, più democrazia, più dignità» (Thomas Sankara)


(04 agosto 1984) Lo stato africano dell'Alto Volta decide di cambiare il proprio nome in Burkina Faso che significa "Terra di uomini integri". L'idea è stata del presidente Thomas Sankara che vuole infondere un sentimento di partecipazione nella popolazione. Sankara avviò una politica di lotta alla corruzione e alla povertà basata sulla self-reliance. Promosse istruzione, sanità e diritti delle donne e tentò di smantellare le gerarchie di privilegio. Creò una Repubblica democratica popolare apartitica e definì la sua rivoluzione antimperialista, ispirata al socialismo e alla solidarietà tra gli stati africani.


Thomas Sankara era un uomo estremamente carismatico, come hanno raccontato molti suoi amici e collaboratori. Non aveva mai soldi con sé e spesso doveva chiedere ai parenti di prestarglieli. Nel poco tempo libero amava andare in bicicletta tra le strade di Ouagadougou per osservare con i suoi occhi la povertà. Sankara sosteneva la collaborazione tra le persone, e detestava la competitività, che innalza uno per abbassare l'altro. Uomo sempre gioioso ma al tempo stesso tenacemente determinato nel conseguimento degli obiettivi, era profondamenta umile.


La sua casa era ricolma di libri letti e riletti più volte, e ne pagava regolarmente il mutuo. Detestava qualunque forma d’ingiustizia sociale e si mosse sempre in questa direzione, esprimendo con estrema franchezza il proprio pensiero in ogni circostanza, senza mai perdere quel tocco di perspicace ironia che lo contraddistingueva e ne caratterizzava la genialità.


Il suo rifiuto di pagare il debito pubblico di epoca coloniale, insieme al tentativo di rendere il Burkina autosufficiente e libero da importazioni forzate, attirò le antipatie di diversi stati. Questo sfociò nel colpo di Stato del 15 ottobre 1987, in cui all'età di 38 anni il giovane capitano Sankara fu assassinato dal proprio vice, Blaise Compaoré, con la complicità dei suddetti stati.

 

Quest’iultimo, nel corso degli ultimi due anni della rivoluzione sankarista, si è progressivamente allontanato dalle idee e dai progetti del suo compagno e Presidente; assieme a Compaoré, anche diversi membri del governo e di una parte dell’esercito erano convinti che era giunta l’ora di mettere da parte un peso ingombrante come Sankara.

Con il probabile appoggio della Francia e degli Stati Uniti, nonché della Costa d’Avorio, potente alleata francese nella regione, Thomas Sankara e dodici collaboratori vennero uccisi in un colpo di Stato nel pomeriggio del 15 ottobre 1987, da uomini vicini a Compaoré, il quale fin da subito cercò di giustificarsi, cambiando nel tempo la versione dei fatti che lo riguardavano. Fatto sta che da quel momento


Compaoré ha guidato il Burkina Faso per ben ventisette anni, fra diversi sospetti ed una serie di manovre politiche molto discutibili che hanno fatto ripiombare il Paese negli indici più bassi nei campi della sanità, dell’educazione, dell’ambiente e dell’economia. Fra ottobre e novembre 2014 il popolo burkinabè, dopo l’ennesimo tentativo da parte dell’odiato presidente di emendare la Costituzione al fine di mantenere il potere, ha manifestato ininterrottamente per diversi giorni per le strade della capitale e delle altre città; Compaoré alla fine è stato costretto a fuggire e rifugiarsi nella vicina Costa d’Avorio.